Dopo oltre 20 anni di ricerca e sviluppo nel campo dei propulsori, la società inglese Reaction Engines Ltd (REL) ha annunciato di aver compiuto uno dei più grandi passi avanti nel settore aerospaziale dall’invenzione del motore a reazione.
L’azienda, che sta lavorando allo sviluppo di un motore in grado di portare un velivolo (il suo prototipo Skylon) dalla Terra all’orbita decollando e atterrando come un aereoplano di linea, ha superato una fase di test molto critici del suo sistema di propulsione SABRE (Synthetic Air Breathing Rocket Engine), un motore che è un mix tra un razzo e un jet a reazione.
La ragione per cui è sempre stato impossibile sviluppare razzi con propulsori a singolo stadio è il peso del necessario ossidatore (solitamente 250 tonnellate di ossigeno liquido, altamente infiammabile) necessario per i razzi convenzionali, che deve rimanere assolutamente isolato dal calore sviluppato dai motori. L’unica soluzione possibile è di usare l’ossigeno già presente nell’atmosfera ma per farlo occorrerebbe raffreddarlo molto, ma molto, rapidamente.
E questo è proprio ciò che REL è riuscita a fare, sviluppando una tecnologia in grado di raffreddare il flusso d’aria da 1.000° a -150° gradi in meno di un centesimo di secondo, senza per questo causare danni legati al congelamento dei componenti.
In questo modo sarà possibile tagliare tutto il peso aggiuntivo e reinventare i viaggi aerospaziali, passando da razzi multistadio a uso singolo a vere astronavi multiuso.
Adesso la tecnologia è stata definitivamente approvata dall’ESA (l’Agenzia Spaziale Europea) e sarà solo questione di tempo (e finanziamenti) prima di vedere gli Skylon decollare da Heathrow e raggiungere New York in poco più di mezz’ora alla velocità di Mach 5, oppure lasciarsi alle spalle la Terra e involarsi verso lo spazio. Non appena avrà raggiunto un’altitudine di circa 25 Km (circa 20% della distanza per raggiungere l’orbita), Skylon dovrà nuovamente utilizzare la “modalità razzo” con l'ossigeno liquido ma, a questo punto, le quantità necessarie saranno infinitamente inferiori.
«Questo test rappresenta un passo avanti fondamentale nello sviluppo delle tecnologie di propulsione», ha detto il fondatore di REL, Alan Bond, che è anche il capo della ricerca. «I nostri sistemi obbligheranno l’industria aerospaziale a ripensare completamente il design dei cicli termodinamici dei motori aprendo la porta a nuove caratteristiche operative come le velocità “multi-Mach” a basso costo e i veicoli spaziali riutilizzabili. Sono trent’anni che cercavamo di superare questa difficoltà e finalmente ce l’abbiamo fatta. L’innovazione non avviene da un giorno all’altro: i motori SABRE rivoluzioneranno le nostre vite nel XXI secolo proprio come gli aerei a reazione hanno cambiato il mondo nel secolo scorso. Questo è il momento più importante della mia vita».