Che viaggiare inauto costi sempre di più, è ormai un dato di fatto che, quotidianamente, si fasentire sulle nostre tasche. E, in tempi di crisi, il caro carburante incideancora di più sull’economia domestica degli italiani. Se già è difficileaccettare l’aumento di benzina e gasolio, risulta indigesto l’aumento del gpl,considerato, dopo il metano, il gas naturale più economico. A questo punto,viene lecito pensare che qualcosa, nei conti, non torni.
Per farechiarezza, bisogna innanzitutto considerare che circa il 60% del costo delcarburante appartiene ancora alle vecchie accise, istituite per la prima volta nel 1935 daMussolini per finanziare la guerra in Abissinia.
Da 78 anni, ormai, questotributo grava sulle tasche degli italiani, tanto da domandarsi, lecitamente,quante siano state, nel corso dei decenni trascorsi, le guerre in Abissinia dafinanziare. Ad ogni calamità naturale, poi, i governi di turno, per finanziarericostruzioni, interventi post terremoti e/o alluvioni, hanno sempre pescatodal mazzo il jolly dell’aumento della benzina. Ecco che quindi, ogni volta chefacciamo il pieno all’auto, facciamo anche il “pieno” di buone azioni. Quantosono generosi gli italiani!!!
Analizzando lasituazione del mercato auto nel nostro Paese, è inconfutabile come, negliultimi anni, sia progressivamente aumentato il numero dei veicoli a gpl checircolano sul nostro territorio.
Grazie agli incentivi, ma soprattutto al minorcosto del gpl, molti italiani hanno optato per l’auto a gas. Risparmiare è statoil motivo principale nella scelta di questa tipologia di alimentazione.Ebbene, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, il costo del GPL èlievitato di circa il 18% nel corso dell’ultimo anno e di quasi l’8% nei soliultimi tre mesi del 2012.
Il trend è uguale in tutta Europa, anche se, neglialtri Paesi, non si rilevano aumenti così elevati come nel Bel Paese. Quali lecause di questi aumenti? Difficile trovare i colpevoli. Da un lato l’aumentodella tassazione, dall’altro la lievitazione dei prezzi praticati dallecompagnie petrolifere. Tutto questo però a poco serve come giustificazione,considerando che l’Italia è uno dei massimi esportatori al mondo di derivatidal petrolio, gpl compreso.
Confidiamo nell’Antitruste magari in qualche provvedimento legislativo atto a fare un po’ di “pulizia”sulla componente “accise” del prezzo del carburante. Solo un sogno? Domandare èlecito. Rispondere (da parte di chi ne ha l’autorità per farlo) sarebbe gestoestremamente cortese verso tutti gli italiani.