Il "made in China" si sa , fa gola a molti. In periodi di crisi economica e non, riuscire a risparmiare una bella cifra, sopratutto per acquisti necessari e qualche volta costosi come gli autoricambi, è un occasione che pochi sono disposti a farsi scappare, ma a con quali conseguenze?

Tali ricambi, degli originali, hanno solo l'aspetto. Il funzionamento, invece, nella migliore delle ipotesi è altalenante,arrivando nei casi peggiori a mettere in serio pericolo la salute dell'automobilista stesso. Secondo uno studio portato a termine alla fine dello scorso anno dall'Osservatorio Autopromotec, il giro d'affari ricambi contraffatti ammonterebbe a ben 120 milioni di euro.

Candele, tergicristalli, filtri, candelette e misurati di massa d'aria, sarebbero i ricambi più prodotti dal mercato del tarocco, che ha costretto le grandi case produttrici a correre ai ripari.

I falsari, grazie alla riduzione dei costi di alcune tecnologia, hanno compiuto un deciso balzo in avanti nella capacità di imitare i pezzi, qualche volta ingannando anche l'occhio più esperto. Per arginare il problema la TRW e la Bosh per esempio, hanno messo a punto un sistema di targhette bidimensionali e codici per consentire la tracciatura del ricambio: se la sequenza alfanumerica corrisponde al dato contenuto nel cervellone centrale, è genuini, altrimenti scatta un allarme.

Il problema però è più serio di quanto si creda.

Acquistare un ricambio contraffatto non è come acquistare un capo d'abbigliamento o un cd pirata, qui si mette in serio rischio la propria vita e quella degli altri. Per scoraggiare il propagarsi di tale fenomeno, sono state studiate quindi, anche delle sanzioni D.O.C. Il privato che acquista pezzi contraffatti potrebbe essere accusato di ricettazione, così come il ricambista. Quest'ultimo, inoltre, se a sua volta li commercializza, rischia l'arresto dai sei mesi a un anno, oltre a una multa da 10.000 a 50.000 euro.