Vendere auto e moto usate sul web risulta certamente molto pratico e di uso comune, ma bisogna stare attenti a non cadere vittime di alcune vecchie truffe che dal 2009 ancora oggi girano sui siti di annunci più comuni.

Tra le tante la più diffusa risulta la truffa ivoriana, ovvero un gruppo di delinquenti provenienti dalla Costa d'Avorio si mette in contatto con la vittima (spesso con un nome credibile tipo Vanessa Souto) e si mostra subito interessato all'articolo in vendita.

A questo punto comincia una conversazione via email in cui il truffatore che vi ha contattato dice di essere un medico francese che lavora in Costa d'Avorio da tot anni, che ha urgente bisogno della macchina perché ha avuto un incidente (solitamente la storiella inventata può cambiare). Spiega poi che ha intenzione di effettuare il pagamento dell'articolo tramite bonifico bancario, sotto consiglio del suo banchiere, manda la scannerizzazione del suo documento d'identità per "maggior fiducia" e invita a fare lo stesso.

Inoltre chiede, giustamente, il codice IBAN e il numero di telefono, per poter far accreditare la somma.

Dopo che la vittima ha inviato il codice iban colui/colei che l'ha contattato sparisce per un giorno e improvvisamente arriva una mail da un tale francese.

Nella mail ricevuta la vittima viene avvisata che è stato effettuato il trasferimento della somma di denaro richiesta nel suo conto ma che è bloccato per via di alcune verifiche (per controlli contro il terrorismo, denaro sporco, ecc..) e per sbloccarlo è necessario pagare una tassa chiamata Uemoa, il cui costo varia a seconda della vittima.

Solitamente chiedono 380 €. Il truffatore spiega che dopo aver pagato questa tassa, verrà trasferita la somma di denaro stabilita e verrà inoltre restituita la somma versata per la tassa Uemoa (quindi sarebbe stato il costo della macchina + 380 €).

Ovviamente, si intuisce qualcosa di strano, le povere vittime che ci cascano pagano la tassa e poi non vedono nemmeno più un centesimo e purtroppo sono in tanti a cadere in questi tranelli.

Non resta in questi casi che rivolgersi alla polizia postale e delle comunicazioni.

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