Al mondo ci sono malattie note, altre meno note, alcune sconosciute. Tra queste ultime possiamo includere i giochi alle lotterie.

Mentre scrivo, sono assalito dal dubbio di essere un irriducibile moralista, nonostante abbia fatto il mitico '68, sia passato attraverso la Chiesa del Dissenso, le Comunità di Base, i Preti Operai, i gruppuscoli extraparlamentari, mi piaccia più la mortadella del prosciutto crudo (direbbe Francesco Nuti) e dica tutti i giorni ai miei pazienti che ha fatto più danni la Morale che Carlo in Francia.

E' che bisognerà pure, prima o poi, ragionare su questa febbre che sta prendendo la gente che gioca alle lotterie; fino a qualche anno fa non era così necessario rifletterci sopra: giocava qualche vecchietta, che si sognava, magari, il marito defunto che le dava dei numeri, e tutto finiva lì.

Ma adesso, su 60 milioni di italiani, 30, cioè la metà, giocano alle lotterie, e allora bisogna ragionarci su, assieme. Anche perché alcune persone finiscono sul lastrico, per star dietro alle giocate, si fanno dare i soldi dagli usurai, a volte si impiccano perché non è uscito il 39 sulla ruota di Genova.

Quello che non mi va giù è che il meccanismo alla base delle lotterie è che la vincita di uno si realizza sulla perdita degli altri.

Ho degli amici che amano giocare a Poker con altri (comuni) amici, con una certa frequenza, quasi tutte le sere. Ovviamente puntando soldi. (So che è proibito, ma che resti tra di noi, mi raccomando.). Non sono mai riuscito a capirli. Non riesco a capire come si possa essere amici, fare di tutto per portare via dai loro portafogli più quattrini possibili, gioire di questo quando si vince, e continuare ad essere amici.

Se ci pensiamo un attimo, le lotterie sono la stessa cosa: le vincite (spesso milionarie, oramai) si realizzano sulle perdite degli altri. La televisione va a caccia del quasi sempre anonimo vincitore, che non dice che ha vinto per poter evadere il Fisco, ma non si occupa da dove sono venuti quei quattrini che ha vinto: non da sotto i cavoli, o dal cielo, ma dai borsellini di chi ha perso.

Lo so che perdere 50 Euro all'Enalotto non è un dramma. Ma ho sentore che ci sia chi gioca di più, a volte senza neppure averli i soldi che gioca. E allora potrebbe essere un dramma. E spesso lo è.

C'è un'altra cosa, comunque, che non mi va giù, ed è una cosa morale, così lo dico prima io, prima che lo dica chi legge: non mi pare corretto proibire per legge il gioco d'azzardo e poi avere, lo Stato, il Monopolio delle Lotterie.

Se una cosa è sbagliata, non diventa giusta se è centralizzata dallo Stato, sottoposta a Monopolio e sbandierata ai quattro venti. Resta sbagliata e basta. O no?

Ho l'illusione che qualcuno che conta, là a Roma, ci stia pensando e si stia rendendo conto che la situazione sta scappando di mano e che sarà pur vero che gli introiti dei soldi delle lotterie che rimangono allo Stato ci hanno permesso di entrare in Europa e di restarci, però qua la situazione si fa complicata. Che senso ha inviare gli aiuti al terzo mondo? Noi italiani abbiamo fatto sei all'Enalotto e la vincita ce l'han pagata quelli del terzo mondo: ha senso ridargliene un po'?

Va beh... domattina vado a fare la schedina.