Che la storia fosse ciclica lo si sapeva già. Che questo giorno fosse scritto nella storia come il giorno della prima abdicazione di un Papa moderno non era nei nei piani di nessuno. Tuttavia la crisi principale del nostro tempo è quella dei valori. Per troppo tempo è stata sottovalutata la possibilità che si stesse approdando ad un periodo di declino o forse di rinnovamento. I recenti casi, che hanno coinvolto la Chiesa come istituzione sono la prova certa che si tratti di un momento complicato per l'istituzione più antica tuttora esistente.

Le chiavi di lettura sono tante, le più disparate, che necessitano di valutazioni accurate e di dichiarazioni ponderate.

In tempi recenti i casi, che hanno coinvolto una parte infinitesimale del clero sono stati distorti con le solite generalizzazioni, con quella vena di populismo, che è tipica di questi tempi. Il frastuono creato dalla notizia delle dimissioni del Papa Benedetto XVI ha dato adito alle solite fantasiose soluzioni: da un lato chi vede realizzarsi la profezia del noto romanzo di Dan Brown; da un altro lato chi legge la situazione secondo la profezia Maya.

Unica certezza è che siamo umani, aldilà di tutto non ci rendiamo conto di come questi cambiamenti siano necessari per la storia, per le generazioni, insomma affinché tutto si risolva nell'ottica gattopardesca, per cui è necessario che " tutto cambi, perché tutto rimanga com'è". L'augurio è di avere un nuovo pontificato vicino ai giovani, più da piazza che non da palazzo, più presente nella sua missione umanitaria che non in quella politica economica.