Pare che il capo dello Stato abbia suonato la campanella di "ricreazione finita". Una ricreazione lunga e sciagurata, in un Paese sommerso da problemi divenuti emergenza. Subito dopo le elezioni vecchi e nuovi protagonisti si sono scatenati per acquisire spazi di influenza, a tutti i costi e con ogni mezzo.

E' possibile che per loro "il Paese può attendere"? Sembra di sì. Gran parte dell'opinione pubblica ha avuto l'impressione che i politici giocassero a una sorta di monopoli del potere, al "tutti contro tutti". Ha avvertito come indifferenza alle reali esigenze italiane simili manovre (come dargli torto?).

E' rimasta anche sconcertata dai toni aggressivi, dai proclami, dalla politica urlata o supponente, spesso incivile, soprattutto da parte di chi dovrebbe rappresentare i cittadini.

 In questo desolante scenario l'intervento del Presidente della Repubblica non ha voluto essere straordinario nei contenuti. Non è straordinario il richiamo alla responsabilità e alla civiltà. Il capo dello Stato ha interpretato, secondo il suo ruolo, il "sentito" del Paese, della gente comune, degli elettori. "Straordinario" è essere riuscito a imporlo con la propria autorevolezza, mettendo fine a una situazione di stallo che stava sfociando nell'incoscienza della politica. Straordinario è il suo "rientro in scena, per il bene del Paese… una lezione di spirito di servizio che dovrebbe fare riflettere i politici.

Riuscirà? Si, perché i partiti sono con le spalle al muro davanti al "governo del Presidente".

Ciascuno, con meno arroganza, cercherà comunque di ritagliarsi dei vantaggi. Allora è difficile essere ottimisti per il futuro, niente è cambiato rispetto a prima, i protagonisti sono sempre gli stessi, come i metodi. Quanto potrà durare questa sorta di "garanzia presidenziale", cosa succederà quando, com'è nell'ordine delle cose, il Presidente si farà da parte? Non illudiamoci che "loro" abbiano imparato la lezione.