Sulla riforma delle pensioni si è presa in considerazione la proposta Damiano, che prevede il pensionamento anticipato con le rispettive penalizzazioni a partire dai 62 anni, per seguire i 63 anni, i 64, i 65.
Ma il Ministro Giovannini vuole estendere la sperimentazione già avviata nella regione Lombardia della staffetta giovani-anziani. Ma dietro questa proposta che potrebbe contemplare l'inserimento di 190.000 giovani nel mondo del lavoro va considerata la questione dei calcoli del sistema pensionistico.
Tutti sanno che l'entità dei contributi è collegata al numero dei lavoratori in attività e alla retribuzione media annua.
L'aliquota di contribuzione prevista oggi è del 33% per il numero di attivi presenti, per la retribuzione media annua percepita dai lavoratori.
L'ammontare delle pensioni invece dipende dal numero dei pensionati e dalla pensione media annua percepita. Per ogni nuovo pensionato che entra il sistema dovrebbe prevedere almeno tre nuovi posti di lavoro con il contributo del 33% ciascuno, tale rapporto potrebbe garantire la pensione al nuovo e ristabilire l'equilibrio tra chi esce e chi entra.
Ma se non viene garantito il rapporto di 1 a tre il sistema collassa, e la proposta di una penalizzazione dell'8% al primo scaglione è già risibile. Va inoltre considerato che l'ingresso nel mondo del lavoro di tre nuovi giovani comporta allo stato dei costi, dunque solo nella definizione del Patto di Stabilità a fine settembre si potrà stabilire gli eventuali costi e i fondi necessari per l'operazione.
Per ora si sa soltanto che la penalizzazione all'8% per chi ha raggiunto la soglia dei 62 anni non garantisce nessun equilibrio, e rimane una proposta molto aleatoria in termini numerici. Criticarla o accettarla oggi è uno sforzo del tutto inutile. Di fatto il paese potrà uscire dall'impasse solo se il mercato del lavoro riprenderà, ma i segnali di una ripresa sono per ora molto flebili.