In unmomento i cui sempre più frequentemente si parla delle condizioni disumane che caratterizzanole carceri italiane, condizioni che hanno portato a gennaio di quest'anno allacondanna dell'Italia da parte della Corte europea di giustizia per iltrattamento riservato a sette detenuti delle carceri di Busto Arsizio ePiacenza, un esempio virtuoso di gestione delle carceri viene da Padova.

Pressoil carcere padovano è difatti attivo da anni un laboratorio artigianale dipasticceria che impiega 40 detenuti, 20 dei quali addetti alla produzione e 20al confezionamento e alla distribuzione.

I prodotti dolciari realizzati pressoil carcere di Padova, commercializzati sotto il marchio "I dolci di Giotto",comprendono fra le varie specialità biscotti artigianali, grissini, focacce,colombe e dolci ispirati a Sant'Antonio e alla tradizione popolare. Questiprodotti dolciari sono reperibili in tutte le regioni d'Italia e vengonoinoltre esportati anche all'estero: Francia, Inghilterra, Germania, Spagna,Cina, Taiwan e persino nelle Antille. Nel 2012 la produzione per le festivitànatalizia ha toccato quota 63.000 panettoni artigianali.

Per tre anni consecutiviil laboratorio ha fornito la Santa sede in occasione delle festività natalizie:250 panettoni da 1,5 Kg confezionati appositamente per Benedetto XVI.

Illaboratorio artigianale di pasticceria è gestito dal Consorzio sociale Giottodi cui è presidente Nicola Boscoletto, che comprende due cooperative entrambe presentiall'interno del carcere padovano: la cooperativa Giotto e la Work Crossing.

Il Consorziooffre globalmente lavoro a 120 detenuti: oltre al laboratorio di pasticceria èpresente anche un servizio di ristorazione e di catering che impiega altri 25detenuti, dei quali 15 in esterno per l'organizzazione e lo svolgimento di cenedi beneficenza.

"Quella de I dolci di Giotto e del consorzio èpurtroppo una realtà virtuosa che non costituisce la norma – ha affermato ilpresidente del Consorzio, Boscoletto – ma è proprio grazie al lavoro che siriesce ad abbattere di molto la recidiva.

Per chi segue un percorso lavorativoe l'eventuale misura alternativa, la recidiva, infatti, scende sotto il5%, con punte dell'1%. Purtroppo, su quasi 67.000 detenuti, sono solo 700-800quelli che operano con un lavoro vero e proprio. Inoltre, se ogni detenutocosta allo Stato 250 euro al giorno, cioè 100.000 euro all'anno, si capiscel'importanza del lavoro in carcere e dell'investimento di risorse economiche intal senso: il risparmio che deriva da ogni punto percentuale di abbattimentodella recidiva – conclude Boscoletto - sarebbe di ben 50 milioni di euro per lacollettività".

Cinquanta milioni di euro – aggiungiamo noi – una partedei quali potrebbero essere impiegati dallo Stato per dare soluzione alproblema della fatiscenza delle strutture penitenziarie nel nostro Paese,garantendo manutenzioni adeguate, l'allestimento di struttureigienico-sanitarie a misura d'uomo e laddove i problemi sono insormontabilianche il finanziamento di opere per la realizzazione di nuove e più modernestrutture all'interno delle quali la reclusione non sia più solamente un limboin attesa di finire nuovamente sulla strada, ma una opportunità di crescitaumana, lavorativa e spirituale per ogni singolo detenuto.

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