Roma, la rivolta viaggia anche su web e social network. Non solo le immagini della protesta del 19 ottobre 2013 hanno rimbalzato da Twitter a Facebook facendo il giro della Rete, ma gli hacker di Anonymous hanno oscurato ben quattro siti governativi.

Cambia tutto, anche per le manifestazioni e le proteste di piazza. Le notizie e le immagini arrivano in diretta, con Tweet, post, Facebook, mail, foto condivise, e chi più ne ha più ne metta. Sembra quasi che, a volte, arrivino prima le notizie dei fatti. Ieri a Roma la protesta è stata dura. Si è consumata la manifestazione NO TAV con tanto di black block, più una miriade di sigle di associazioni di protesta e filopartitiche, sui cui vessilli c'era scritto di tutto: dalla protesta per la Val di Susa, a quella sulla casa, a quella antigovernativa. Un calderone di movimenti e di intendimenti con alla base forse un'unica, unificante parola, un concetto: disagio. Estremo. Insomma, una specie di valvola di sfogo di tutte le cose che non vanno più, molte delle quali gravissime, a cominciare dalla crisi finanziaria e dalla sempre più imperante disoccupazione. Con tante facce, non più solo bianche, provenienti da altre parti del pianeta, forse ancora più in crisi che nel nostro Paese. Insomma, la globalizzazione del disagio.

Ma a Roma la rivolta ci racconta anche un altro segno dei tempi. Gli hacker sono arrivati a fare di più, contestualmente oscurando ben quattro siti ufficiali governativi: Infrastrutture, Sviluppo economico, Corte dei Conti e Cassa depositi e prestiti. Mentre, contemporaneamente, alla stazione Termini sono state disegnate scritte contro la Tav, proprio sotto la bruttissima e male allocata statua di Giovanni Paolo II. E poi ancora scontri fisici e botte a Porta Pia e davanti al Ministero dell'Interno: il tutto rigorosamente in diretta sulla rete, come se la virtualizzazione della realtà, desse corpo e verità a qualcosa che si stenta a capire se non si è lì, sul posto. Così, milioni di persone ieri erano sul posto, non dieci o ventimila. Tutti lì, fra celerini e ambulanze, manganelli e scritte. Ci fosse stato pure l'odore acre dei lacrimogeni, l'operazione di trasformazione della realtà in virtualità e viceversa sarebbe stata completa.

E poi ancora, sempre in rete, avvocati pronti a dare aiuto legale gratuito a chi è in difficoltà, e cellulari rigorosamente spenti o addirittura inesistenti dei manifestanti più "duri", al fine di non consentire l'individuazione nei movimenti.

Sì, ieri a Roma la rivolta ha segnato animi e tempi: c'è stata l'esatta misura di un mondo di protesta che cambia, così come cambia il mondo. Ma certo è che il messaggio è chiaro: che se non si inverte l'ordine delle priorità, tutto rischia di implodere. Ma certo è che nella scala dei valori, la domanda è sempre quella: viene prima l'economia o i diritti umani? Una domanda che ultimamente, a quanto pare, ha riproposto con forza anche un certo Papa Francesco.