Il 20 aprile scorso si è consumata l'ennesima tragedia della cultura italiana: la chiusura della nota libreria triestina 'La Fenice', uno dei più importanti e rinomati polmoni culturali dell'area friulana e non solo. Sin da subito, il giudice Giovanni Sansone (che aveva dichiarato ufficialmente il crac della libreria) ha cercato di promuovere la salvaguardia dei volumi della libreria, altrimenti destinati al macero, come riportato dalla rivista locale Il Piccolo. Sei mesi dopo il crac, la nota libreria torna nuovamente a far parlare di se',  grazie ad un'interessante iniziativa per salvare gli 80.000 volumi dai una fine indegna. 

Questa mattina alle 11, durante un'intervista rilasciata a Capital Weekend, su Radio Capital, Giada Blasig, una delle amministratrici della pagina I Libri della Fenice non possono finire al macero, ha descritto dettagliatamente le attività di questo gruppo di lavoro, impegnato a salvare 80.000 titoli dalle fiamme.

L'interessamento per il destino de La Fenice è arrivato fino agli scranni del Parlamento grazie all'interessamento del capogruppo di FI Everest, Bertoli il quale ha presentato una mozione parlamentare, volta all'acquisto di volumi per gli asili. 

Intanto la cittadinanza continua a cingere d'assedio i magazzini di via Caboto, sede della storica libreria, correndo per accaparrarsi i titoli migliori, ovviamente sottoposti ad un forte sconto per via del fallimento. Secondo alcune indiscrezioni il curatore fallimentare, Giancarlo Crevatin, avrebbe ricevuto la proposta di un libraio, interessato all'acquisto di tutto il fondo librario, scindendo però i titoli rovinati da quelli in buono stato.

Si registrano inoltre iniziative benefiche a cura del Rotaract Club Trieste, che si è occupato dell'acquisto di un centinaio di volumi per una scuola slovena in serie difficoltà economiche. Si tratta in definitiva di una 'trasfusione libraria' che allevia, almeno in parte, il dolore per la perdita di una grande eccellenza culturale italiana.