In Consiglio dei Ministri è stato ieri approvato approvato il Decreto Legge contro il sovraffollamento delle carceri ad opera del Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri e su sollecitazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Durante la conferenza stampa, sia la Cancellieri che il premier Letta hanno tenuto a precisare che non si tratta né di indulto né di indultino, ed effettivamente l'emergenza carceri non sembra trovare immediata risoluzione tramite questo decreto. Le misure contenute nel decreto hanno l'obiettivo di ridurre il sovraffollamento ma sempre tramite disposizione del Magistrato di Sorveglianza: si tratta infatti di riforme che cercheranno di alleggerire e rendere più efficace, ad esempio, il sistema di identificazione per i detenuti stranieri che hanno e che avevano anche prima del suddetto decreto la possibilità di scontare gli ultimi due anni di pena nel proprio paese d'origine, possibilità che deve essere comunque scelta dal detenuto.

Per i tossicodipendenti e per chi ha pene inferiori ai quattro anni (prima del decreto erano tre), sempre previa decisione del Magistrato, si potrà accedere con più facilità alla detenzione domiciliare o alla comunità di recupero. Sono stati aumentati anche i giorni di buona condotta da quaranta a settantacinque giorni ogni sei mesi e il Decreto dovrebbe essere retroattivo da dicembre 2010.

Di notevole riguardo anche l'introduzione del reato di "spaccio di lieve entità" attraverso la modifica della Fini-Giovanardi, che dovrebbe essere punito con la reclusione da uno a  cinque anni. L'Unione delle Camere Penali ha già espresso il suo per questo reato ma anche sulla liberazione anticipata in quanto norma temporanea e non definitiva.

L'istituzione di un garante nazionale dei detenuti per effetto del Decreto che, secondo la Cancellieri, darà voce a chi non l'aveva, è sì uno strumento di grande civiltà giuridica ma laddove il sistema funziona e gli apparati burocratici si dimostrano adeguati, altrimenti perde di significato. Tutte queste riforme non tengono conto dei tempi della burocrazia italiana, delle carenze degli istituti pubblici, dei tagli al personale di ogni apparato sociale. 

L'Unione delle Camere Penali ha inoltre dichiarato che il decreto è uno strumento importante per il rafforzamento delle alternative al carcere ma che l'impatto sul sovraffollamento resterà limitato perciò servirà comunque un provvedimento di clemenza generale, ovvero un amnistia o un indulto, come richiesto dal Capo dello Stato. L'emergenza nelle carceri sembra destinata a durare.