La Crimea ci riporta sui banchi di scuola quando i libri di storia narravano della "guerra di Crimea", combattuta dal 4 ottobre 1853 al 1° febbraio 1856. Si fronteggiarono l'Impero Russo ed una alleanza formata dall'Impero Ottomano, Francia, Gran Bretagna e Regno di Sardegna.

Il conflitto iniziò tra Russia e Turchia per il controllo sui luoghi santi. Alla Turchia si unì la Francia e poi seguirono gli altri Stati.

Le operazioni militari si svolsero principalmente nella penisola di Crimea ed ebbero termine con la vittoria delle forze alleate.

Questa premessa ci serve per cominciare ad affrontare il problema odierno costituito dal referendum che ha praticamente sancito il passaggio della Crimea dall'Ucraina alla Federazione Russa, pronta all'annessione di quel territorio.

La storia, infatti, ci fa comprendere che la Crimea, già nel 1800, apparteneva all'Impero Russo.

Solo nel 1954, quando imperava l'Unione Sovietica, l'allora capo del Cremlino, Nikita Khrusciov, di origine ucraina, decise di regalare la penisola all'Ucraina.

La storia recente ci riporta agli inizi degli anni novanta che videro la dissoluzione dell'Unione Sovietica, la caduta del muro di Berlino e, negli anni successivi, l'adesione all'Unione Europea di Stati come la Polonia, la Romania, Lettonia, Lituania ed altri che appartenevano al vecchio blocco comunista.

L'Ucraina, da quel momento in poi, si è trovata tra l'Unione Europea e la nuova Federazione Russa. In questi anni ha adottato una politica di equilibrio, mantenendo buoni rapporti con entrambe le grandi realtà di confine.

L'equilibrio si è rotto negli ultimi mesi. La popolazione in rivolta ha rovesciato il governo filorusso, pensando ad una futura adesione all'Unione Europea. A questo punto Putin ha alimentato la protesta in Crimea, dove i cittadini sono in stragrande maggioranza di origine russa.

Si è giunti, quindi, al referendum per l'indipendenza dall'Ucraina ed alla conseguente adesione alla Russia.

Stati Uniti ed Unione Europea protestano e non riconoscono il risultato del referendum. Dimenticano, però, che per un caso analogo, quello del  Kosovo,alcuni anni fa, le parti avevano opinioni invertite rispetto a quelle odierne.

Le sanzioni annunciate nei confronti della Federazione Russa sembrano, al momento, blande.

La posta in gioco, però, è alta. L'Europa dipende economicamente dal gas che arriva dalla Russia ma non può, nello stesso tempo, mostrarsi debole. Se passasse il principio che chiunque, attraverso un referendum, possa decidere la sua appartenenza ad uno Stato e non ad un altro, le conseguenze future potrebbero riversarsi sulla stessa Europa. 

Già nel Regno Unito, infatti è previsto un referendum analogo in Scozia, per non parlare poi delle tante spinte autonomiste esistenti in tanti altri Stati, come la Spagna alle prese con i baschi.

Anche l'Italia potrebbe,in futuro, avere problemi. Non dimentichiamoci, in primo luogo, dell'Alto Adige e delle varie regioni del nord, che, approfittando anche della crisi economica, spesso inneggiano alla secessione.

La situazione internazionale è critica. Si rischia di trasformare l'Ucraina in una nuova cortina di ferro tra Occidente e Russia. 

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