La realtà non mi garba, preferisco la mia fantasia. E non è detto che tutto questo m'impedisca d'informarmi su fatti e cronache d'attualità.



Cinque anni dopo il sisma che ha colpito l'Abruzzo e distrutto L'Aquila e il suo cuore, mi perdo a riflettere sopra tumultuose dichiarazioni all'indomani della fatale ricorrenza. Voci dense palpitanti che invocano attenzioni. Laceranti e appassionanti rogiti morali a giovani che non dovranno mai dimenticate di avere contribuito a ridare vita a una città in attesa della resurrezione.





Redento da parole semplici, senza finti pudori la mia confessione la rimando pubblicamente in questo atto di provvisorietà su certi miei pensieri e intenti cattivi. Sopraffatti e sconfitti per tutta la vita da semplici articoli di spalla.



Nei meandri più reconditi della mia mente politicamente diabolica, sospettavo da tempo potessero celarsi pensieri irriferibili. Per esempio, desiderare di riassettare le sorti economiche della mia famiglia implorando interventi sussidiari di amici benestanti e molto influenti nella politica.

Salvarsi così dal default, nel desiderio di rendere quanto prima il favore.



Guadagnarmi una laurea in uno di quegli atenei noti per il do ut des e riservarmi una nicchia professionale in un angolo buio della provincia italiana. Con una faccia da ripulire, che sembra pulita perché così a caso ha voluto la natura, scendere in politica sponsorizzato da lobby massoniche in attesa di un bug, alla maniera degli hacker, nella rete stracciata degli affari politici.

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Quelli poco chiari. E, una volta raggiunte posizioni di rilievo nel panorama inquietante del potere, cominciare finalmente a fare man bassa di rimborsi e quant'altro infischiandomene e schernendomi della ripercussione giudiziale.



Peculato, truffa e falso. Farmi rimborsare con i soldi pubblici dei contribuenti notti in albergo con l'amante, meglio se in una città d'arte, per poi liquidare la storia di corna con una bella promozione sul lavoro al terzo incomodo.

Trascorrere i fine settimana, alla faccia di quei disperati senza occupazione e neppure un letto, nei centri benessere gettando alle ortiche il denaro piovutomi dal cielo per stanze da 500 euro a botta.



Soprattutto, esagerare durante il periodico ripetersi delle utili missioni istituzionali, ospitando in alberghi a 4 stelle - sempre e comunque a spese dei contribuenti - quattro cinque sei donne.

Incassare viaggi e favori, regali e mazzette da costruttori senza scrupoli ai quali all'occorrenza sarà saggio affidare appalti pilotati.



Che tutte queste fantasie siano reati o no, sarà giusto compito dei tribunali stabilirlo. Se sia un comportamento etico, a decidere saranno gli elettori. Tanto, di quest'ultimi si sa bene come ricattarli. Ringrazio il cielo d'essere stato redento dalle parole.

Il mio cuore ammalato d'ingordigia è guarito. Altrimenti, la perdizione avrebbe spalancato in me povero tapino l'antro immondo degli abissi dell'immoralità.

Se ho peccato, l'ho fatto con pensieri e parole indegne.

Non nei fatti. E perciò, io mi assolvo.

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