Inutile girarci intorno. Il Movimento 5 Stelle ha perso pesantemente e inaspettatamente. La forza della protesta non è bastata a riscuotere quel consenso necessario per imprimere una svolta a livello europeo ma anche italiano. Renzi ne esce rinsaldato, con una maggioranza che può ambire ad essere autonoma dalle pressioni di Berlusconi e Alfano. Ma cosa è successo? Perché gli italiani che prima avevano votato in massa per Grillo ora lo lasciano appiedato?

La forza di Renzi non è come si dice spesso la comunicazione, ma la speranza.

Mi spiego meglio: Renzi, come in passato altri leader populisti, ha compreso il disagio ma a differenza di Grillo, lo proietta in un percorso di cambiamento ipotetico. Gli elettori insomma, pur nelle difficoltà economiche del momento, hanno messo da parte la protesta e la rabbia. La sfiducia della politica ormai è roba del passato. La presenza di un premier giovane ha cancellato dalla memoria degli italiani anni di cattiva gestione della cosa pubblica.

C'è aria di cambiamento, di rinascita, di un ritorno all'entusiasmo.

Eppure l'atmosfera che si sta creando è quella di un'enorme bolla politica. La recessione in Italia non è ancora finita, la disoccupazione è ai massimi, le aziende resistono come possono e abbiamo un sistema bancario al collasso, tra crediti deteriorati e corruzione dilagante come hanno dimostrato gli arresti delle scorse settimane. Le promesse mirabolanti di questi mesi non sono riuscite a far ripartire i consumi e la pressione fiscale resta tra le più alte in Europa.

Gli italiani con il voto di ieri hanno firmato un assegno in bianco. Ora tocca a Renzi fare qualcosa di concreto e tangibile.

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