L'elettorato italiano ha lanciato ieri, un messaggio forte e chiaro: basta urlare, insultare e alzare i toni. Questo modo di fare politica pare sia giunto al capolinea, in termini di benefici apportati. Senza addentrarsi nelle proposte e nei singoli schieramenti, ciò che balza all'occhio, dopo il voto di ieri, è la pesante "debacle" subita dal Movimento Cinque Stelle.

Paradossalmente, oggi, il problema del M5S è proprio colui che al movimento ha dato il via, ovvero Beppe Grillo, rimasto intrappolato in un ruolo ambiguo, a metà tra il comico (che fa battute in stile "politichese" che non fanno ridere) e il politico (che urla e strilla come un comico che si fa fatica ad ascoltare).

Il comico genovese sta ripetendo gli stessi errori che, a suo tempo, fece la Lega Nord. Quando nasci come un movimento di protesta, è ovvio che cerchi di alzare la voce e sparare contro tutti per cercare di farti sentire: il tuo obiettivo è quello di farti conoscere, quello di farti ascoltare e di attirare l'attenzione. Fin qui, tutto nella norma. Quando però, hai raggiunto un certo consenso elettorale e un peso considerevole all'interno della vita politica di un Paese, devi cambiare registro; non puoi più puntare solo sulla quantità sparando nel "mucchio", ma devi distinguerti per la qualità delle tue idee, delle tue proposte, cercando di portare avanti le tue idee in modo civile e rispettoso degli altri.

È questo che, al momento, il buon Beppe pare non aver ben compreso, così come non lo comprese Umberto Bossi anni fa. L'elettore, dopo un po', si stufa degli insulti, delle parole dette ad alta voce, delle litanie e degli oracoli ripetuti a iosa, della cantilena di rosari recitati a memoria.

Il fatto è che davvero, questo movimento politico potrebbe portare all'Italia dei seri benefici, ma per farlo, dovrebbe liberarsi del fardello che lo opprime, ovvero di colui che lo ha partorito.

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A meno che, per primo, non sia lo stesso Grillo a fare un passo indietro; ma per uno abituato a dominare il palco, sarebbe questa la scelta più difficile. L'alternativa è quella che Grillo si iscriva ad un corso di "bon ton". A lui l'ardua sentenza.

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