Alla fine la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina si giocherà, seppure con tre quarti d'ora di ritardo rispetto all'orario previsto alla vigilia. L'ok arriva direttamente dalla trattativa tra il capo della Questura da una parte, e un capo ultras napoletano dall'altra.

La notizia che ha fatto il giro del mondo in brevissimo tempo e riportata su diversi quotidiani italiani, tra cui il "Fatto Quotidiano", al di là degli scontri tra tifosi e tra tifosi e agenti che hanno avuto luogo qualche ora prima della partita, è proprio questa: l'inizio di un incontro ufficiale di calcio, valevole per l'assegnazione della coppa nazionale, è deciso da un ultras di una della due squadre, dopo che questi è stato fatto trattare sia con alcuni giocatori, tra cui Marek Hamsik e addirittura con il capo della Questura di Roma.

Come rivelato dal quotidiano, colui che ha dato il via libera allo svolgimento della gara è una persona molto conosciuta nell'ambiente, già gli era stato destinato un provvedimento di Daspo, e tra le forze dell'ordine, in quanto pregiudicato e arrestato in passato. Il suo nome è Gennaro De Tommaso, ma tutti, abbastanza emblematicamente, lo chiamano Genny 'a carogna. A quanto pare inoltre il De Tommaso è figlio di un noto esponente della camorra napoletana, Ciro De Tommaso, considerato affiliato del clan Misso. Il capo ultras, poi, indossava per l'occasione di ieri una maglia celebrativa di Antonio Speziale, l'ultras del Catania condannato per l'omicidio dell'agente Filippo Raciti nel 2007, prima del derby Catania- Palermo.

Insomma, pare che il nostro calcio sia in mano oggi più che mai a personaggi che con lo sport, con il divertimento, con il tempo libero, ma soprattutto con la gente civile, nulla avrebbero da spartire e a cui non dovrebbe nemmeno essere permesso di vivere nella società in quanto palesemente nocivi e dannosi per essa. Si spera un giorno che prefetti e questori possano assumere una credibilità tale che non li porti a doversi confrontare con nessun delinquente, che anzi andrebbe trattato come ciò che è. Purtroppo questo per ora è ancora solo un sogno, così come lo è quello di avere stadi per famiglie dove l'unico spettacolo ad andare in onda sia quello di un bel gioco. E invece siamo ancora costretti ad assistere a scene in cui le parti peggiori della nostra società assurgono al ruolo di decisori supremi e assoluti. Il tutto sotto gli occhi della gente per bene, di donne e bambini. E sotto gli occhi, impotenti, delle istituzioni.