Se mettete una rana in una pentola di acqua bollente, essa cercherà immediatamente di saltare fuori. Ma se la mettete in acqua a temperatura ambiente, se ne resterà ferma e se aumentate gradualmente la temperatura lei morirà bollita.

Perché? Perché l'apparato interno della rana che percepisce le minacce alla sopravvivenza è orientato a reagire a cambiamenti improvvisi e non a quelli lenti e graduali.

Perché citare questa metafora? Mi è venuta in mente sentendo le parole di Renzi verso i sindacati.

Renzi il grande rottamatore, con la sua violenza gentile, penetra come l'umidità, negli anfratti istituzionali che da anni vengono scavati piano da destra e sinistra, per sfasciarli, con il sommo benestare dei cittadini, prime vittime.

Il nostro presidente del consiglio parte sempre dal rinnegare e insultare, con garbo, s'intende, e ironia toscana, il nemico del momento, certo le sue spalle sono ben coperte da un plotone mass mediatico che farebbe invidia al miglior Berlusconi a conti fatti ma… Ultima vittima quindi è il sindacato.

I sindacati sono stati un'enorme conquista degli operai, conquista che poi si è estesa a tutte le varie categorie. Mi spingo a dire che financo Confindustria è un sindacato, un sindacato degl'imprenditori, certo, ma sempre un sindacato. Renzi si bulla e si vanta di andare avanti nel cambiare l'Italia senza l'aiuto di nessuno, neanche dei sindacati, a meno che questi non dicano sì a tutto.

«Non è possibile che ci siano sempre polemiche - ha detto -.

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Matteo Renzi

Noi stiamo cercando di cambiare l'Italia, i sindacati devono capire che non possono pensare di bloccare tutto.» Ormai se qualcuno fa un obiezione al decreto del "non fare" è uno sfascista, uno che vuol bloccare il rinnovamento della nuova Italia. Ma sì che tutto diventi più veloce più snello.

Via il senato senza mandarlo realmente via trasformandolo in un carrozzone vuoto di significato. Via le auto blu, anche se solo un centinaio sulle migliaia.

Via le province, salvo poi riammetterle con altri nomi. Ha ragione Renzi a bacchettare le sigle sindacali perché il sindacato in effetti ha fatto molti errori in questi ultimi decenni.

Ma gli errori più importanti che ha fatto sono stati proprio lì dove si è pronato al padrone, quando ha accettato le minacce di Marchionne, altro promettitore seriale, come il nostro non eletto Presidente del Consiglio, quando le tre sigle si sono sempre più disunite per rimanere in effetti una sola quella realmente un po' più credibile: la CGIL dei metalmeccanici tenuta in piedi da Landini.

Renzi lo può fare perché nulla può togliermi dalla testa che in questi anni noi siamo stati insieme alle istituzioni la rana della metafora raccontata in principio. Se vent'anni fa, o peggio negli anni '70, si fosse parlato così dei sindacati, sarebbe, giustamente, successo un macello, tutti in piazza, tutti a unirsi, contarsi, toccarsi e fare vedere che i lavoratori c'erano e valevano e che il sindacato aveva un riconoscimento.

Invece adesso? Dove sono le manifestazioni? Dove sono le bandiere?

Mentre Renzi si domanda dove fosse il sindacato quando la disoccupazione saliva, come se il sindacato dovesse creare lavoro, scordando che non è il suo compito, io mi domando dove siano i giornalisti che sono pronti a scrivere ogni virgola di Beppe Grillo mentre dietro il rottamatore, rottama senza ritegno. "Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone oppresse e amare quelle che opprimono." Diceva Malcom X e sembra proprio che sia così.

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