Quando la sinistra ha avuto la cattiva idea di tagliare l'erba sotto i piedi della Lega e, nello stesso tempo, di attrarla nella propria orbita dal momento che essa, secondo qualcuno che se ne intende, nasceva da una costola della sinistra stessa, ha realizzato una riforma del Titolo V della Costituzione così malfatta che ancora ne paghiamo le spese. Infatti, secondo i migliori studiosi dei conti italiani, una vera e propria impennata del debito pubblico si è verificata dopo questa riforma e, si può ben dire, a causa di questa riforma, con la quale si è enfatizzata la capacità di regolazione e di spesa delle regioni, senza che esse dovessero risponderne minimamente, ed è esplosa la conflittualità tra il centro e la periferia. La Corte Costituzionale è stata ingolfata dai giudizi sui conflitti tra lo Stato e le Regioni, promossi prevalentemente da queste ultime, in base alla ambigua categoria delle competenze concorrenti, mentre mancava - manca tuttora - una norma che consenta allo Stato, anche a fronte di un prevalente interesse nazionale, di imporsi alle Regioni nell'ambito delle loro competenze esclusive. Del resto la sinistra che, all'epoca della prima repubblica, si considerava esclusa dal Governo del Paese, non poteva non cercare nelle regioni un suo spazio di governo e di potere alternativo, per meglio sostenere la gran macchina del partito e la sua politica compromissoria, nell'ottica della formula, attribuita ad Aldo Moro, delle convergenze parallele.

Così, quando cadde il muro di Berlino e, poco dopo, implose l'Unione sovietica e successivamente esplose anche la prima repubblica, per effetto degli scandali e delle inchieste, ma fu incredibilmente bloccata proprio sulla soglia del palazzo del governo dall'exploit berlusconiano, la sinistra capì che, quando potesse farlo, sarebbe convenuto che rafforzasse le ridotte regionali. E questo per poter prima contrastare questo ibrido movimento, partito, coalizione, capace di concorrere, raggiungere la maggioranza, governare, e poi ripartire all'attacco, nella nuova dimensione dell'alternanza. Senza considerare o, forse, considerando proprio che il rafforzamento dei poteri delle regioni avrebbe portato ad un incremento della spesa pubblica. Così, quando oggi parliamo di tagli alla spesa o di semplificazione burocratica, non ricordiamo che circa un quinto della spesa pubblica è amministrato dalle Regioni, da cui dipende anche, ad esempio, il governo del territorio. Ora possiamo capire meglio perché e per colpa di chi gli investitori stranieri fuggono. In questi casi non è lo Stato centrale il responsabile principale.

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