Quando le estati erano calde i meteorologi che informavano delle temperature registrate dagli strumenti aggiungevano i dati sul maggior calore "percepito" dalle persone, in relazione al tasso di umidità dell'aria. Così, quando ci mostrano ai telegiornali della cena la gente in fila agli sportelli dei monti di pietà, percepiamo una miseria forse superiore al reale. Tuttavia, quale che sia il tasso di umidità della miseria, resta comunque il disagio nel vedere una umanità dolente che, forse, non è molto diversa da quella che avremmo potuto vedere, se ce la avessero mostrata, in altri tempi, quando non c'era la crisi, ma che ci colpisce di più perché anche noi non stiamo tanto bene e siamo incerti del futuro.

Ma, affinché il disagio non sia soltanto un fatto epidermico, ci si può chiedere: che fare? Magari si può provare a pensare in piccolo, sembra meschino ma non lo è. Non si tratta di salvare il mondo o di salvare l'anima, si tratta fare di qualcosa per qualcuno che ha bisogno, se sappiamo chi vicino a noi manca dell'essenziale, con discrezione, cerchiamo di farlo arrivare. Viviamo in un'era digitale ma la solidarietà non si digitalizza, è un fatto di persone umane per persone umane e forse, se possiamo farlo e vorremo farlo, aiuterà noi che daremo di quanto non possa giovare a quanti riceveranno.

Un grande economista, agli albori della crisi, si augurava che la crisi non passasse tanto presto.

Perché bisognava fare un po' di piazza pulita e forse aveva ragione, in una dimensione macroeconomica, d'altronde Keynes diceva che nel lungo termine saremo tutti morti e anche lui aveva ragione, ma anche guardando dal lato microeconomico, pensando alle persone, alle famiglie, potrebbe essere giusto.

Se, con le tante inutili illusioni e i falsi bisogni che, come un'onda, la crisi si è portata via, con la risacca la stessa crisi ci avesse riportato qualche valore, come la solidarietà umana - quella per il prossimo, nostro non per l'ultimo reietto di una terra lontana, al quale non mancheremo di pensare, quando potremo - che ci era un po' passata di mente.

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