Boeri è sempre molto convincente, anche quando dice cose inesatte, ma raramente trova contraddittori. Allora proviamo a smontare il suo ragionamento pubblicato su La Repubblica di oggi. Il TFR esiste dal 1982, quello che esisteva dal 1942 era l'indennità di anzianità, che era un po' diversa. Il TFR è retribuzione differita del lavoratore che l'azienda deve erogare al termine del rapporto di lavoro o anticipare in particolari condizioni, salvo che non sia stata versata ad un fondo di previdenza integrativa, per scelta del lavoratore o per disposizione di legge.

E la previdenza integrativa, date le nuove dinamiche del lavoro e della previdenza sociale, era senz'altro una idea eccellente, non soltanto per il bene dei lavoratori ma, si diceva, per il bene dell'economia generale, dove i fondi pensione avrebbero potuto dare una mano all'asfittico mercato dei capitali italiano. Ma ora la situazione è diversa. A parte il fatto che tale obbiettivo è stato perseguito in maniera scadente, per le consuete timidezze relative ai conti pubblici, che non hanno consentito di promuoverlo più efficacemente; i fondi pensione che si sono costituiti hanno risentito delle sclerosi del sistema neo-corporativo e non hanno fatto nessuna differenza sui mercati mobiliari e, infine, i lavoratori sono sempre rimasti poco convinti.

Qui Boeri ha forse ragione quando parla delle "documentate scarse capacità degli italiani di pianificare il oro risparmi" ma, con la vecchia mentalità delle avanguardie, non pensa minimamente che gli italiani avrebbero bisogno di maggiore informazione, per poter valutare e decidere liberamente, e pensa piuttosto che debbano essere guidati. Il solito approccio della sinistra, perdente, che pensa sia giusto cambiare l'elettore che non la vota, piuttosto che cambiare se stessa, che non trova le ragioni per essere votata.

Così, come è corretto criticare la mancata possibilità di ottenere l'anticipo quando il TFR debba essere versato ad un fondo, è sbagliato parlare della garanzia dello Stato, che dovrebbe essere data alle banche per affidare le aziende che debbano anticipare il TFR ai lavoratori che lo chiedano, per il semplice fatto che il TFR è già garantito da un apposito fondo presso l'INPS. Boeri propone invece, malgrado qualche rischio per i bilanci dell'INPS, di ridurre i contributi previdenziali - riferendosi presumibilmente a quelli a carico dei lavoratori - "se proprio si vogliono mettere più soldi in busta paga", come se non ci fosse bisogno, proprio oggi, di dare più risorse ai lavoratori per vivere, oltre che per consumare, e come se non fossero proprio i consumi il motore dell'economia.

Quando le élite hanno sbagliato tanto, se non tutto, non sarebbe meglio che si rassegnassero a consentire agli altri di sbagliare da sé?

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