I mass media italiani sono sempre più caratterizzati da una formattazione in stile seriale, che non prettamente informativa. Lo scopo principale del giornalismo è concorrere alla formazione di una coscienza civile del cittadino, tuttavia pare che la costruzione mediatica, onnipresente in tutti i casi di cronaca, tenda ad inserire una componente "spettacolare" che finisce per storcere la percezione del singolo fatto.

E' per questo motivo che alcuni dei principali organi di informazione on line, ma non solo, hanno scelto di riportare il video integrale di un reporter improvvisato, che riprende in diretta la morte del cantante Giuseppe Mango.

Un video che avrà sicuramente urtato la sensibilità di molti fruitori, che hanno cosi avuto la possibilità di osservare in differita di poche ore uno show, per quanto drammatico questo sia, che abbandonava la sua principale ragion d'essere e si proiettava nel cinico mondo della spettacolarizzazione dei media. Il compianto cantante Mango non diventa più la vittima di un malore, che gli ha tolto la vita, ma il protagonista del crudo "spettacolo della morte".

Ma, se riflettiamo bene, la morte del cantante è solo una virgola, in un contesto fatto di spettacoli pomeridiani di intrattenimento, con un fondo pseudo-giornalistico, che fanno della cronaca nera raccontata "a puntate" la legna per alimentare il fuoco.

E' successo anni fa con il delitto di Cogne, succederà adesso con quella che sarà l'infinita produzione thriller di Ragusa e della famiglia Stival. C'è fame di sapere, di conoscere i lati più oscuri di vicende, già oscure di per sé, senza curarsi affatto di quello che una tragedia simile può comportare nella vita di una famiglia, che in poco tempo ha perso tutto ciò che poteva definirla tale.

A questo punto, sarebbe opportuno chiedersi che cosa spinge le due parti che stanno agli antipodi (media e pubblico) a "collaborare" in questa cornice di informazione spietata, ed accettare in maniera bilaterale tutto ciò che questa comporta. Ci troviamo davanti ad un dilemma di complicata soluzione: sono i media ( Tv, giornali, social) che impongono i loro contenuti, finalizzati all'aumento di pubblico e di audience, o è il pubblico stesso, e il degrado culturale che mai come adesso registra livelli preoccupanti, a richiedere programmi che riguardino più l'intrattenimento che la corretta informazione? Un po' come stabilire se sia nato prima l'uovo o la gallina.