Se i tempi della corruzione fossero così lenti come quelli della giustizia una minima possibilità di riuscita potremmo averla anche noi, nel senso che apparterebbe ai più la capacità di superare i tempi morti della legge per far ascoltare la voce di coloro che chiedono allo stato di vincere lo spreco di 60 miliardi e oltre che attanaglia, strangola ed uccide l'economia di un Paese come l'Italia. Non vi sono contropartite tecniche al malcostume nazionale, anche se qualcuno, di tanto in tanto, ci vuole mostrare i benefici delle tangenti o dei clientelismi, alternativi alla pecunia, per il sistema in toto; tutto in nome di una presunta crescita generale, anche per chi non ruba, anzi una creazione di valore aggiunto che dovrebbe rappresentare tutto e tutti e giustificare i mezzi per un fine che, dobbiamo comprendere, è di prospero avvenire per tutti.
Così la Seconda Repubblica o se preferite la Terza sta ad insegnarci, salvo poi mostrarci gli stessi nomi della prima, con metodi di maggiore cura, e con un ecumenico sostentamento di coloro che sono portatori di interesse privato lecito o illecito. Non si tratta di Roma o di Milano, ma della coscienza collettiva degli italiani, che non riflette nulla di etico, ma che si affanna ad entrare nel sistema della spartizione o a restarne esclusa tra patimenti e gemiti o magari, perché no, a studiare meccanismi per entrare a farne parte. E così ogni nuova opera o evento di rilievo assume una sconcertante semplicità nel divenire strumento di rapina dei fondi pubblici, una sorta di convention del malaffare che non è solo mafia, ma anche salotti buoni e connivenza dei mediocri.
Non importa a nessuno che i nostri figli stiano lì a guardare, tanto meglio così, impareranno presto, e, nel conformismo del degrado, saranno pronti ad agire con maggiore tempestività e professionalità dei padri. Così oggi si vede lo stesso film di grande successo che, sotto lo stellone italico, va in proiezione: il cinema pieno e tutti paganti...e pagati. Buona visione!