Il dato di fatto dei quesiti referendari a oggi depositati in Cassazione impone, in tempi stretti, una sfida che sarebbe stato opportuno e necessario evitare.

Da una parte, il quasi certo flop del referendum della sedicente "leadership", scorretto nel metodo e perdente nel merito (la sua inammissibilità è dovuta oltre che alla natura finanziaria di alcuni articoli della L. 107 anche alla mancanza di chiarezza rispetto all'elettorato) obbliga ad evitare esiziali conseguenze per la credibilità e la presa sociale dell'intero movimento di opposizione alla Riforma.

Dall'altra, l'eventuale effettuazione dei referendum sociali e istituzionali proposti da Civati nella primavera del 2016, difficilmente potrebbe consentire di inserire questi temi nell'ambito di una consultazione referendaria, per la sola Scuola, nel 2017 o 2018 (in caso di intervenuto scioglimento delle Camere).

Quesiti referendari sganciati da altre tematiche sentite e, per i vari interessi coinvolti, potenzialmente diffuse nel Paese, rischiano di determinare un pericoloso isolamento incapace di utilizzare quell'ampia mobilitazione sociale indispensabile per lo stesso raggiungimento del quorum partecipativo (23 -25 milioni di aventi diritto).

Per quanto sia oramai impresa ardua e complicata, la risposta al dato di fatto non può che stare in un intervento altrettanto immediato e tempestivo: sollecitare e impegnare tutte le risorse organizzative e culturali disponibili per presentare, entro il 30 settembre corrente, quesiti qualificati e qualificanti, non a rischio d'inammissibilità, per smontare impianto, filosofia e scopi ultimi della Riforma, così da consentirne la consultazione referendaria nel 2016 assieme agli altri referendum sociali.

In questa prospettiva, il referendum di Civati afferente all'abrogazione dei poteri del Preside potrebbe essere sostenuto in aggiunta ai nuovi proposti, integrandone l'efficacia.

Una volta eliminati quei poteri, fulcro e strumento essenziale e autoritario dell'intera Riforma, diverrebbero certamente meno agevole anche l'implementazione degli albi territoriali e l'applicazione delle norme riguardanti la valutazione dei docenti.

Il tutto deve, ovviamente, essere accompagnato da pressanti inviti ai docenti a non sostenere l'improvvida azione di leadership e a sottoscrivere, invece, in massa e assieme ai propri familiari, le nuove richieste referendarie da approntare nel più breve tempo possibile.

Per l'ampio dibattito e le considerazioni di noti giuristi e costituzionalisti che hanno accompagnato e preceduto la Legge 107, la sfida non dovrebbe essere del tutto impossibile nonostante la tirannia del tempo e dei tempi.

E' pertanto necessario che, a partire dal mondo della scuola, associazioni, movimenti, sindacati, giuristi e forze politiche al suo fianco si impegnino per la presentazione entro il 30 settembre di una seria e praticabile proposta referendaria per restituire al sistema istruzione del Paese il suo ruolo pubblico violato e violentato.

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