Viviamo in un periodo storico caratterizzato dalla sfiducia nei confronti dello Istituzioni. Ognuno può avere la sua personale opinione sul perché, le cause sono tante ma la conclusione una sola: una popolazione dove il sentire comune è che “sono tutti ladri”, dove non si va a votare perché “tanto non cambia niente” ed in cui il disinteresse nei confronti della politica è sempre più elevato.

IlParlamento ha perso il suo prestigio

Questa profonda sfiducia, in primis nei confronti del Parlamento, è dovuta anche ad una totale mancanza di dignità da parte di molti rappresentanti del popolo.

I gesti volgaridei senatori Barani e D'Anna ne sono soltanto l’ultimo esempio. I due hanno reso palese il fatto che ormai nelle aule parlamentari è permesso di tutto: da volgari gestacci da bar all’annientamento del ruolo costituzionale assegnato ai parlamentari.

Eh si, perché mentre noi ci indigniamo per il livello culturale ed il decoro dei nostri moderni padri costituenti, nello stesso Parlamento assistiamo alla totale perdita di dignità da parte di molti eletti,che stanno ormai completamente svilendo il fondamentale ruolo che la Costituzione gli riserva.

Facciamo un paragone. Prendiamo inesempio il famoso senatore romano Catone il Censore. Egli terminava ogni suo discorso al Senato affermando“Carthago delenda est” (“Cartagine dev’essere distrutta”).

Riteneva che Cartagine fosse un grave pericolo e per questo lo ricordava alla fine di ogni suo intervento. E nessuno, visto il prestigio della carica di senatore, si permetteva di mettere bocca in questa sua decisione. Facendo un salto temporaledi oltre duemila anni ci ritroviamo nel 2015, anno in cui la figura di senatore viene continuamente calpestata - in barba all'art. 67 della Costituzione -da continue dichiarazioni di esponenti del Governo, i quali, come se nulla fosse, invitano la maggioranza ad uniformarsi alle "decisioni del partito".

La discussione sulla riforma costituzionale ne è la dimostrazione

Emblematica èla recente discussione sul ddl Boschi. Assistiamoad una riduzione dei tempisolamente perché lo chiede il Governo, a dirigenti di partito che pretendono di decidere come devono votare i parlamentari e, soprattutto, a quest'ultimiche non votano contro sebbeneabbiano ammesso di essere in totale disaccordosu tale modifica del testo costituzionale.

La domanda di fondo è: dove è finita la dignità dei parlamentari? La Costituzione assegna loroun grande onere, quello dipensare esclusivamente al bene del Paese. Proprio per questo l'assemblea costituente volle sancire, senza alcun giro di parole, l'assenza del vincolo di mandato: essi rappresentano la Nazione intera, non un determinato partito; conseguentemente, ognuno di loronon può accettare alcuna direttiva nell'esercizio delle propriefunzioni.Lanormaserve ancheper evitare una “dittatura” dei partiti, e le stesse istituzioni democratiche nascono per evitare chea decidere sia soltanto un ristretto numero di persone.Perché allora gli inquilini di Palazzo Madama (e di Montecitorio) non alzano la testa, rivendicandola loro autonomia ed il loro sacrosanto diritto ad un libero dibattito parlamentare, in particolar modo quando si va a modificare una delle costituzioni più belle del mondo?

Quali (personali) interessi perseguono? Perché il Governo continua a pretendere di decidere al posto degli onorevoli?

Si è andata a minare la libertà del Parlamento Italiano. E l'aspetto più grave è che tutto questo avviene con totale disinvoltura, come se fosse normale chiedere che senatori e deputati votino secondo indicazioni di partito. La Costituzione e la stessa democrazia non solo prevedono, bensì impongono,che essi votino secondo coscienza e in maniera totalmente libera. Quando è il Governo a decidere come voterà il parlamento allora è venuta meno la stessa essenza democratica di una repubblica parlamentare.

Forse la storia verrebbe scritta in maniera diversa, se solo i parlamentari riacquistassero la loro dignità. AAA Cercasi...