“I mortali sono naturalmente schiavi, naturalmente tiranni, naturalmente ciechi.”

Sono passati oltre duecento anni da quando il Foscolo pronunciò tale sentenza, eppure, nonostante quell’illusorio progresso che ci riempie di orgoglio, le cose non sembrano affatto cambiate. Anzi. La barbarie e la brutalità sono all’ordine del giorno, e noi rimaniamo indifferenti, troppo occupati a curare il nostro piccolo e insignificante giardino. Almeno finché non se ne è colpiti tanto da vicino, che risulta impossibile tenere chiusi ulteriormente gli occhi, fare l’immenso sforzo di fingere che nulla sia accaduto.

Allora la miseria ci assale, la sensazione di essere inutili, troppo piccoli, sia per reagire che per difendersi. Non può non subentrare, a questo punto, quel sentimento profondo e dominante che è la paura; paura che talvolta si trasforma in eroica solidarietà e coraggiosa compassione (nel senso più nobile del termine), talvolta in odio violento, in irrazionale viltà.

I giorni della paura

È proprio questo turbinio di sensazioni contrastanti che ci ha freneticamente avvolto - e continua a farlo - in questi giorni: la strage parigina ha lasciato nelle nostre mani cuori sanguinanti, coscienze inquiete, domande che, forse, mai troveranno risposta. Abbiamo tutti quanti avuto l’impressione di essere stati colpiti ad un fianco, catapultati in una realtà lontana e che non avremmo in alcun modo voluto vedere.

Peccato che quella sia proprio la nostra realtà.

Ora torniamo, però, al nostro Foscolo. Gli uomini sono schiavi, come i terroristi, resi tali dal desiderio di vendetta, di rivalsa, economica, sociale o culturale che sia, da un’idea che gli ha rubato la ragione, entro cui hanno preferito affogare, piuttosto, forse, che affrontare se stessi e ciò che li circonda.

Ma anche come noi, che tolleriamo una guerra lontana ma non un rincaro del prezzo del petrolio, che esaltiamo il potere e la nostra “altezza d’ingegno” ma ci lasciamo conquistare dalle emozioni forti e trascinare verso giudizi troppo affrettati, che ci piace sentire “liberté, égalité, fraternité” ma non se queste potrebbero mettere in difficoltà la tranquillità della nostra stessa vita.

Gli uomini sono tiranni, perché la volontà e il desiderio di dominare, di essere superiori, di tracciare un solco tra noi e i diversi da noi è sempre presente. Un dominio non necessariamente politico o militare, ma anche culturale: dopo decenni di imposizione della cultura occidentale in Oriente, ora è scattato il tentativo inverso, alimentando questa inutile lotta per la superiorità ideologica, che in se stessa elimina quanto di più bello e apprezzabile le due tradizioni erano riuscite a realizzare.

Gli uomini sono ciechi, come i terroristi che non sono in grado di vedere il dolore negli occhi delle loro vittime, la disperazione di una madre o di un padre che vede portarsi via brutalmente il proprio figlio, l’oblio in cui sono caduti, distante dal paradiso di una qualsiasi religione, mero strumento e neanche lontanamente fine.

Come anche, però, lo siamo, di nuovo, noi, che non riusciamo a guardare oltre ciò che ci viene mostrato, che non cogliamo la dimensione, infinitamente più grande di quanto crediamo, nella quale ci stiamo muovendo, che abbiamo compassione per il popolo francese ma non per quello del Kenya, della Nigeria, della Siria (e l’elenco sarebbe ancora molto lungo), che ci sentiamo più tranquilli quando sappiamo che Russia e America bombardano i luoghi incriminati, e siamo disposti a far finta di niente se ad esplodere è anche un ospedale umanitario.

Tanto schiavi, tanto tiranni, tanto ciechi da non voler ammettere, in primis a noi stessi, che là fuori sta iniziando -o, per molti, è già iniziata- una guerra di dimensioni mondiali, di cui noi abbiamo non tutte, ma davvero troppe responsabilità.