Anche quest'anno il seguitissimo Masterchef Italia si avvia alla conclusione. Ieri, 25 febbraio, è andata inonda su Sky Uno la semifinale del programma: fuori Maradona, passano il turno Alida (come prevedibile), Erica (che si è salvata in corner), e Lorenzo («pieno di risorse», come sottolineato dalla stessa Alida).

Si può cominciare afare un bilancio provvisorio della stagione, a partire da quella che è – o dovrebbe essere – la protagonista indiscussa della serie: la cucina.

In generale, l'impressione è quella di un complessivo abbassamento di livello rispetto alla scorsa edizione; tuttavia, anche quest'anno non sono mancati momenti di alta cucina, e i tre finalisti conosconoil fatto proprio, come si suol dire.

Alida è la portabandiera di una cucina leggera e minimalista, fatta di guazzetti ed emulsioni (le famigerate "zuppette" tanto criticate da Lucia), sfiziosa e all'avanguardia. Erica, degna erede della tradizione emiliana, mostra un'abilità eccezionale nella lavorazione della pasta. Lorenzo, infine, nonostante i suoi 23 anni, padroneggia con maestria la preparazione e la cottura della carne. Tre diverse visioni della cucina, dunque, si affronteranno nella sfida finale di giovedì 3 marzo, che promette emozioni.

A determinare il successo del programma, però, non sarebbe basta l'arte culinaria dei concorrenti. La formula – anzi, la ricetta – vincente prevede almeno altri tre ingredienti:

  • Le prove. Lode alla fantasia di chi progetta le sfide a cui sottoporre i cuochi amatoriali: invention test dal sapore esotico, pressure test estenuanti... la varietà non manca. In particolare, quest'anno le prove in esterna sono risultate decisamente originali: ricordate la grigliata per Valentino Rossi e il suo team?
  • La personalità dei concorrenti. Mettete insieme una sindacalista dal carattere inflessibile, un filosofo dalle idee tanto brillanti quanto complesse, una ragazza sensibile ed emotiva: otterrete una miscela esplosiva.
  • I giudici. La quarta edizione di Masterchef Italia ha riproposto la triade vincente Cracco-Barbieri-Bastianich, con l'aggiunta di una new entry: è lo chef Antonino Cannavacciuolo, già noto al grande pubblico. Dall'insostenibile pesantezza degli sguardi di Cracco alla simpatia di Bastianich; dalle finezze di Barbieri alle vigorose "pacche" di Cannavacciuolo: il gioco è fatto.

Negli ultimi tempi, però, si sono udite numerose polemiche relative alla presenza dei grandi chef in televisione, con particolare riferimento alla giuria di Masterchef.

Fra le tante, ricordiamo quella di Carlin Petrini, patron dello slow food, che nel corso della presentazione del nuovo programma "Signori del vino", firmato RAI, ha dichiarato: «questi signori che lavorano a Masterchef li ho conosciuti, e parlo da vecchio: sono tutti brava gente, intelligente e di cuore, ma quando vanno in onda si trasformano per fare 'sta maledetta audience».

Sempre più spesso, poi, si sente dire che «gli chef dovrebbero stare in cucina, non in televisione», o sentenzeanaloghe. Che dire? Forse anche i più critici dovrebbero rivalutare l'importanza della divulgazione. Indubbiamente, la cucina di Masterchef non eguaglia quella stellata (e stellare!), né potrebbe farlo.

Ma la cucina è pur sempre cultura, e la cultura ha bisogno anche di divulgazione. Perciò, bando agli snobismi: ben vengano i romanzi di Moccia, se aiutano ad accostarsi alla lettura chi, altrimenti, non aprirebbe libro. Ben venga l'insostenibile pesantezza degli sguardi di Cracco, se contribuisce a farappassionare milioni di telespettatorialla cucina italiana, che merita un futuro luminoso quanto il suo passato.

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