Conte è un buon allenatore di calcio: non c'è dubbio. Ha avuto le sue difficoltà (Arezzo e Atalanta) e i suoi meritati successi (a Bari, Siena e soprattutto a Torino con la Juventus).Spesso lui stesso ha detto che ha portato una squadra dal settimo posto allo scudetto in un solo anno. Probabilmente è il suo vero miracolo sportivo, benché gli innesti di Pirlo, Vidal e Vucinic avevano di gran lunga migliorato la qualità della rosa.

Nei due successivi anni alla Juve, ha vinto altri due scudetti senza mai incantare. Il gioco della squadra si è progressivamente italianizzato, in attesa dell'avversario e dei colpi dei campioni che, nel frattempo, arrivavano sempre più numerosi: Pogba eTevez solo per fare due esempi.

In questi stessi anni, la squadra è andata incontro a fallimenti europei piuttosto netti, vedi eliminazione netta col Bayern ai quarti e eliminazione ai gironi di CL l'anno successivo. A tutto questo va aggiunto l'incredibile mancato raggiungimento della finale di Europa League contro uno squadra modesta (ilBenfica) in uno stadio che sarebbe stato tutto bianconero.

Tutta questa premessa è per dire che, nel calcio come nella vita, gli uomini soli al comando non vanno da nessuna parte. E' vero che la Juve contiana ha segnato un'epoca in Italia, ma è altrettanto vero che il capolavoro sia stato di team.Senza le intuizioni(Pogba a 0, Pirlo a 0, Vidal a poco più di 10 mln, Barzagli a 500mila euro, Bonucci, Tevez a 10 milioni), il capolavoro di Conte non sarebbe stato possibile.

Conte invece tende a far credere che sia lui da solo a raggiungere gli obiettivi, oscurando i meriti di chi gli è intorno.Il 4-1 subito con la Germania e - diciamolo - il tutt'altro che trionfale andamento della sua Nazionale dovrebbe fargli capire che lui, da solo, i giocatori non li cambia. E' un team che raggiunge i risultati,Il dopo Conte non Antonio Conte. Se e quando un giorno capirà questo concetto, sicuramentesarà un allenatore migliore.In questo senso il fallimentare europeo che ci aspetta potrebbe essere in qualche modo un momento di crescita per il trainer leccese. Gli farà capire che di uomini soli al comando non ce n'è bisogno, da nessuna parte.