Il 28 settembre è stato fissato a Berlino un incontro tra il presidente della Commissione Ue Jean Claude Junker, il presidente francese Francois Hollande, la cancelliera tedesca Angela Merkel e i membri dell’Ert. Ecco chi sono.

L’ERT e l’economia europea

Ert è l’acronimo di European Round Table of Industrialists, ovvero la tavola rotonda degli industriali europei. I membri sono 50 divisi tra amministratori delegati e presidenti delle più grandi multinazionali europee.

Nella loro pagina ufficiale si legge, per chi non avesse mai approfondito, che sono aziende da un fatturato complessivo di 2.135 miliardi di euro, sostenitrici di 6.8 milioni di posti lavoro e investitori in europa per più di 55 miliardi di euro annui. Inoltre sono sostenitori di politiche di sviluppo e crescita sia nazionali sia europee.

Le tematiche che si affronteranno a Berlino ancora non sono certe ma azzardando un’ipotesi elemento centrale è l’accordo economico con gli USA, il cosiddetto TTIP.

TTIP

TTIP è acronimo di Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, (in inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership) e promuove un accordo commerciale di libero scambio riducendo i dazi doganali e le differenze legali in materia di omologazioni di alcuni prodotti.

Come si può intuire un accordo molto importante che già sta facendo discutere: per esempio perché le decisioni riguardo materie importanti come la farmaceutica e l’alimentare vengono veicolate dalle multinazionali mentre un semplice cittadino che fa la spesa ogni giorno sa pressappoco cos’è il TTIP?

Questo accordo infatti non ha suscitato solo la mia attenzione, ma anche quella di alcuni importanti economisti di fama mondiale. Mentre le multinazionali stanno preparando con gli americani un nuovo pacchetto regalo per fare stare contenti loro e continuare a promettere l’araba fenice a noi, alcuni si sono mossi. Primo Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia nel 2001 che scrive: l'accordo comporterà una riduzione delle garanzie e una mancanza di tutela dei diritti dei consumatori.La grande beffa è che: “i vari stadi di avanzamento dell'accordo non sono resi pubblici e sono difficilmente accessibili agli stessi europarlamentari che dovranno approvarlo” Un nodo che invita a riflettere poiché si rischia di affidare beni di prima necessità alla tutela esclusiva di imprese che non ci garantisco la qualità dei prodotti che abbiamo oggi.

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