La band indie Neozelandese The veils si presenta a questo appuntamento musicale con una copertina che rimanda a un’epoca pittorica lontana. L’artista che l’ha realizzata è Nicola Samorì. Non si sa se sia stata una richiesta precisa della band del frontman Finn Andrews. Di sicuro, l’effetto tenebroso che scaturisce dall’immagine si sposa bene col contenuto musicale. L’aspetto progettuale dell’album prevede avvicendamenti tematici e disciplinari vari.

Così, è facile scorgervi non solo l’immaginario di Bosch pittore, ma anche parte di certa cinematografia che infrange lo spazio semantico della rappresentazione per intrufolarsi all’interno. Le note dei brani richiamano, a volte, le presenze inquietanti e l’inferno postmoderno di Lynch e Paul Thomas Anderson. In questa successione immaginaria, non mancano mostri marini e camionisti psicopatici. Perfino rimandi a Ingrid Bergman e Steve McQueen. Insomma, "Total Depravity" è l'album più cupo di sempre dei Veils.

“Total Depravity” e la speranza 

È inutile negarlo, in questo album sulfureo dei Veils la speranza latita. Nella continua lotta tra bene e male, è sempre più intrigante il male. Questo sembra ribadire il fil rouge sotteso a questo lavoro d’insieme, al quale seguirà una serie di concerti anche in Italia. Tuttavia, in questa desolazione che si muove tra lo spazio delle canzoni, c’è straordinariamente uno spazio per il sentimento.

L’amore presente tra i solchi, vale la pena segnalarlo, non porta comunque alla redenzione. È piuttosto un sentimento che si esprime col rimpianto, come in “House of Spirits”. Invece, nel brano dolente e lento, “In the Nightfall” (“Darling how long do I have to wait to have you alone in the nightfall?”), si fa spazio un sentore di attesa. Ma è un’attesa inutile, beckettiana.

Influenze

Ci son voluti tre anni per pubblicare “Total Depravity”, disponibile dal 26 agosto 2016.

L’ultimo lavoro si chiamava “Time Stays, We go”. Il nuovo The Veils evoca soprattutto un certo mood alla Nick Cave & The Bad Seeds. Il cantante della band, Finn Andrews, in questa prova vocale gioca tutte le sue carte espressive. Riesce così a passare attraverso il sensualismo di marca Peter Murphy dei Bauhaus – in particolar modo nella title track “Total Depravity” – e l’enfasi di Dan Auerbach solista – nel brano “Low Lays the Devil”.

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