Nella direzione di ieri Renzi ha aperto a imprecisate modifiche sull’Italicum da discutere dopo il voto di dicembre ma non è riuscito a convincere la minoranza del partito che ha chiesto proposte concrete e ribadito la sua intenzione di votare “no” al referendum.

Il rifiuto dell’ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, e la minaccia di dimissioni dell’ex presidente del partito, Gianni Cuperlo, come colpi di pistola sembrano aver fatto a brandelli il tessuto del Pd, proprio quando l’importanza di un appuntamento tanto decisivo come il referendum avrebbe richiesto unità.

Cosa succede al Pd?

Quella che viene descritta da tutti come una crisi del partito dimostra come i nodi di un processo come quello della personalizzazione della politica, che attualmente conosce la sua massima espressione nella persona di Matteo Renzi, siano venuti al pettine.

Il partito democratico ha rappresentato, in questi anni, l’avanguardia di questo processo.

La personalizzazione è, in parole povere, quel fenomeno che vede diminuire il peso politico dei partiti.

E’ un fenomeno con cui hanno fatto i conti tutte le democrazie contemporanee.

E’ un caposaldo di quella americana, si è diffuso nell’area atlantica ed è emerso, in maniera non omogenea, nei vari contesti europei.

In Italia abbiamo avuto i primi esempi di questo cambiamento del modo di fare politica con l’avvento di personaggi come Marco Pannella ma, soprattutto, con Bettino Craxi, ed infine con Silvio Berlusconi, personaggio che, prima di Renzi, ha sconvolto il modo di fare politica nel nostro paese.

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Pd Matteo Renzi

I partiti di sinistra, storicamente più allergici ad una guida monocratica, hanno avuto difficoltà ad adattarsi al fenomeno e solo il giovane sindaco di Firenze è riuscito ad imporre la personalizzazione come arma vincente al partito di centro sinistra.

Adesso assistiamo al riemergere di qualcosa che è insito nel nostro sistema politico: il peso dei partiti. Il giovane presidente del consiglio si trova a fare i conti con una richiesta di collegialità che fino ad ora ha ampiamente ignorato.

Che questo sia un bene è fuori discussione. Tutt’al più è lecito chiedersi perchè questo confronto non sia avvenuto prima.

Renzi dovrebbe ripensare a quello che sostengono i più affermati politologi da anni: un sistema politico senza i partiti non è ancora concepibile.

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