In estate usciva il primo trailer su The Young Pope di Sorrentino

Ricordo ancora quella sera di maggio, quando ho visto, in coda alla finale di stagione di Gomorra 2, il primo spot di Sky su questa serie. La sensazione era quella della fibrillazione perché era chiaro per me, che in qualche mese avrei avuto l'opportunità quantomeno unica di vedere una serie pulp su un argomento di per sé ècult e sicuramente difficile, dunque il Nirvana per me.

Da quelle poche immagini montate, si riconosceva subito il racconto di un giovane ecclesiastico, diventato Papa, se già il nome della serie non fosse servito a comprenderlo abbastanza. Cosa sarebbe potuto uscire da una storia così? La curiosità, insomma, la faceva da padrone.Poi, all'improvviso, il dubbio si è insinuato in me. E se Sorrentino, non fosse stato in grado? Voglio dire se questo autore, che attualmente per me rappresenta "il cinema italiano", fosse caduto nel tentativo di conformare il suo linguaggio (quello delle lunghe attese, in cui il tempo muore di fronte alla bellezza dell'immagine, all'estetismo della fotografia), al linguaggio più istantaneo e ritmato delle serie tv?

Avrebbe perso quel tocco specifico? Quello che per certi aspetti ti fa percepire che ciò che stai vedendo è realizzato da un maestro della settima arte, che a volte sembra realizzare determinate scene solo con l'intento di ricordarti perché ama il grande cinema, in maniera quasi autoreferenziale.Inoltre mi chiedevo come una produzione italiana di questo calibro avrebbe potuto reggere il confronto con le sorelle d'oltreoceano, perché senza dubbio, fatta eccezione per alcuni prodotti sicuramente italiani come Gomorra o Boris, difficilmente la nostra nazione si è distinta in produzioni di questo tipo.

Considerazioni a caldo su The Young Pope (nessuno spoiler o anticipazione)

Ebbene, ieri ho visto la serie. Ciò che posso ammettere è che mi sbagliavo, perché sorrentino è assolutamente in grado. Riesce benissimo a rimanere fedele al proprio stile, non facendo sentire alcuna differenza allo spettatore che lo conosce. Apparte qualche piccolissimo episodio, si evince che il regista ha studiato anche il linguaggio delle serie tv, quello che prende ispirazione, dal ben più antico "viaggio dell'eroe" romanzesco.

Il protagonista, aldilà della perfezione recitativa di Jude Law, rappresenta un'icona, la stessa che si percepisce dai teaser e dalle pubblicità che Skyha trasmesso in questo periodo, una personalità che sembra già far parte della storia, in qualche modo; Pio XIII è un personaggio che verrà scoperto passo dopo passo (come piace a Sorrentino), che evidenzia quando può la sua personalità divisa tra la velleità autoritaristiche ed il fascino inestimabile della giovinezza, fatta a volte di pensieri incoerenti e di contraddizioni.

Insomma gente, un Papa che fuma non potevamo aspettarcelo! Se sorvoliamo su Diane Keaton, che non ha smentito la sua maestria e non ha bisogno certamente di elogi, quello che Sorrentino ha realizzato è un ottimo lavoro, perché mantiene viva l'attenzione sui personaggi e sulla storia con una delicatezza e austerità estetica più unica che rara.

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