Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, una solida amicizia iniziata nel 2001 e mai interrotta. L'allora premier italiano rappresentava, per il leader del Cremlino, un biglietto d'ingresso per l'Occidente. Oggi che il prestigio politico del leader di Forza Italia sembra scemato e quello di Putin è in vertiginosa ascesa a livello internazionale, Berlusconi potrebbe chiedere di 'ricambiare il favore'. Lo scenario sembra avere contorni da 'fantapolitica' ma, in fin dei conti, se in Italia in questo momento ci sono forze di opposizione che guardano favorevolmente alla Russia, su tutte Lega Nord e Movimento 5 Stelle, non è assolutamente astruso pensare che la vecchia amicizia con Putin possa tornare 'comoda' al cavaliere.

Perché, in fin dei conti, Silvio Berlusconi resta la figura di riferimento del centrodestra italiano: oggi sembra ai margini della scena politica ma potrebbe avere ancora il potere di rinsaldare un fronte sfilacciato che, attualmente, non sembra minimamente in grado di rappresentare un'alternativa a PD e M5S.

Berlusconi, leader moderato di riferimento?

La missione di Valentino Valentini, atteso al Cremlino, è stata molto meno reclamizzata rispetto alle ambasciate grilline e leghiste. Sarà perché ormai i berlusconiani sono considerati un'opposizione anti-renziana di tono minore o, magari, perché in fin dei conti Valentini a Mosca è quasi di casa e le sue trasferte russe non fanno più notizia. Ma è evidente che in questi summit più o meno frequenti si discuta anche e soprattutto di politica.

La posizione di Vladimir Putin nei confronti della marea populista che sta prendendo piede in diversi Paesi dell'Unione Europea è piuttosto ambigua. Da un lato c'è il rigetto verso quello che viene considerato un 'neofascismo' dilagante, dall'altro c'è una posizione da spettatore interessato perché movimenti e partiti come quello di Marine Le Pen in Francia o di Frauke Petry in Germania stanno indebolendo le attuali maggioranze di governo su cui poggiano le basi stesse dell'Unione Europea. Se da un lato il Cremlino ha accolto con favore la Brexit e l'elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, dall'altra sta in trepida attesa dei prossimi appuntamenti elettorali che riguarderanno Italia, Francia e Germania.

Il sogno, non dichiarato, di Vladimir Putin è quello di un'alleanza eurasiatica che abbia Mosca come punto di riferimento e ciò passa inevitabilmente dall'indebolimento o dalla caduta delle attuali maggioranze di governo in Europa. Se questo disegno si realizza, serviranno interlocutori credibili ed è chiaro che un rinnovato centrodestra berlusconiano di posizioni moderate possa avere più chances di dialogo, rispetto a forze politiche e leader dichiaratamente populisti. L'impressione è che Silvio Berlusconi ci creda, le sue recenti dichiarazioni positive nei confronti di Trump "che ha compreso i fondamenti delle relazioni con la Russia", sono un segnale in tal senso. Che stia pensando alla sua ennesima discesa in campo, speranzoso di una futura "benedizione internazionale" del Cremlino? Tutto è possibile, soprattutto in Italia.