Molti i film usciti questa settimana nelle sale. Ci interessiamo in particolare dell'ultimo film di un bravo attore, ed anche un bravo regista.

Parliamo del film "7 minuti", presentato all'ultima Festa del cinema di Roma, ed uscito giovedì 3 novembre nei cinema, ed in programmazione in 213 sale cinematografiche.

Mi riferisco ovviamente a Michele Placido, ed al suo ultimo lavoro. E' la storia di un gruppo di donne che fanno squadra di fronte al ricatto di una grande azienda sul posto di lavoro e dietro questi "7 minuti", che è un po' la metafora di cedere parte del proprio tempo libero, si nasconde invece una trappola e loro, piano piano, capiranno certi aspetti e faranno la scelta giusta."

Quello che emerge da questo film, a mio avviso, è come le donne riescono a modificare la struttura del lavoro e l'organizzazione dello stesso, attraverso la capacità di analizzare i dettagli, avendo nello stesso tempo una visione d'insieme.

La donna che si pone in una dimensione di rivoluzione, con un valore simbolico estremamente elevato. Quindi un film importante, proprio perché evidenzia il peso che possono avere le donne nella trasformazione e nella organizzazione lavorativa.

Con questo film, in un certo senso, si ritorna ad un cinema di impegno civile, in cui si ricomincia a parlare di una tematica, sostanzialmente rimossa negli ultimi anni in Italia, come quella del lavoro, al contrario molto presente nelle altre cinematografie. Ai cineasti italiani dovrebbe ritornare quella voglia di confrontarsi con i giovani e chiedersi in sostanza quale futuro si prospetta per loro. Ecco allora che tornare ad occuparsi delle tematiche del lavoro, all'interno della grande narrazione cinematografica, a mio modo di vedere, risulta interessante soprattutto perché ci rimette di fronte alla responsabilità di ripensare, in maniera fattiva e se vogliamo, sopratutto, politica, a quello che è il destino delle giovani generazioni.

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La responsabilità dovrebbe essere quella di riuscire a garantire ai giovani un futuro che sia in qualche modo, degno di essere vissuto.

A questo scopo il cinema può essere sicuramente d'aiuto, lo è stato dai tempi antichi, Chaplin fece un film come "Tempi moderni", che ha scosso le coscienze e continua a farlo ancora oggi. Ci sono stati grandi cineasti, anche nel nostro paese, penso a Elio Petri, Ken Loach in Inghilterra, che hanno trattato il tema del lavoro in maniera straordinariamente incisiva. Certamente non facendo paragoni e non so se questo sia il caso, ho visto il film, un film in cui ci sono una serie di prove d'attrice, veramente notevoli, anche se l'insieme sembra veramente un po' costruito, un teorema che risente molto, forse eccessivamente, di una certa impostazione teatrale del testo di partenza. La questione dei diritti sul luogo di lavoro è una questione assolutamente centrale della contemporaneità, forse non è questo il linguaggio giusto, il modo migliore per riuscire davvero ad essere efficace, in ogni caso è un tentativo sicuramente apprezzabile.