Alcune delle opere di hopper potranno essere ammirate fino al 12 febbraio 2017. La mostra è allestita al complesso del Vittoriano e racconta, in parte, la grandezza del pittore statunitense: sessanta capolavori, realizzati tra il 1902 e il 1960, prestati eccezionalmente dal Whitney Museum di New York.

Hopper per l'America

Le opere di Edward Hopper sono diventate simbolo dell’America a lui contemporanea e hanno sancito l'identità artistica nazionale. Le sue sono opere potenti ed allusive, inquietanti pur nel loro fascino e di grande impatto emotivo.

Con uno sguardo che cattura l’essenza della città americana dell'epoca attraverso una rappresentazione pittorica evocativa, Hopper racconta la solitudine dell’uomo nei nuovi e vasti spazi urbani così lontani dalle luci europee.

Case, caffè e pompe di benzina divengono emblemi di spazi troppo dilatati per essere accoglienti, troppo silenziosi per descrivere qualcosa. Il suo silenzio comunicativo ha qualcosa da dire però.

Sembra di conoscerlo Hopper, sembra di aver osservato con lo stesso sguardo le spiagge infinite, sembra di aver assaporato l'amore per le stesse città, sembra di aver spiato nelle stesse stanze illuminate da luce gialla.

Hopper e gli interni

Hopper dirà che: "L'elemento che più mi stava a cuore era l'interno, una semplice camera di New York, città per me interessantissima". E lo trasmette quell'elemento che più gli sta a cuore. Tramite i suoi dipinti trasmette il calore di una stanza vuota e fa sì che, chi si trova di fronte ad osservare la tela, possa sentire anch'egli quel calore.

Le prime sezioni della mostra ci fanno conoscere il già talentuoso artista negli anni accademici e durante i periodi parigini.

Capolavori come Night Shadows (1921) ed Evening Wind (1921) mettono in luce la sua indiscutibile tecnica elegante e aiutano ad introdurre l'osservatore verso ciò che di Hopper è la forza: l'incredibile realtà dell'esperienza umana quotidiana.

Durante la mostra è possibile ammirare alcune immagini di donne sole, così ovvie e così magistrali, ritratte nella normalità che accomuna tutti gli esseri umani.

Probabilmente di Hopper cattura proprio la sua capacità di trasformare l'ordinario. Osservando i suoi dipinti infatti, non ci troveremo davanti scene auliche e neppure le luci sfavillanti delle città che ama. I suoi soggetti preferiti appartengono alla middle class, Hopper ne ruba gli attimi e li dipinge con poesia: immagini di tavole calde, sale da cinema divengono così delle vere e proprie icone.

Dirà di se stesso: "Forse non sono troppo umano, ma il mio scopo è stato semplicemente quello di dipingere la luce del solo sulla parete di una casa".

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