Cosa è successo in queste ore? La proposta per il successore di Marra pare essere ricaduta su Massimo Colomban, ma questo è solo l'ultimo dei rimpasti che congestionano il Campidoglio dall'insediamento di Virginia Raggi, lo scorso 22 giugno. Dopo le parole lusinghiere e di garanzia pronunciate da Di Maio per Raffaele Marra, è apparso il nome di Massimo Colomban. Colomban, trevigiano - perciò particolarmente sensibile ai problemi dell'Urbe, no?

- industriale vicino alla famiglia Casaleggio, in passato sostenitore della candidatura del leghista Zaia per la corsa alla presidenza del Veneto, non ha mai mistificato la sua simpatia per Renzi e ha sempre appoggiato il M5S di Beppe Grillo. Ammettendo che la profezia di Civati all'indomani delle dimissioni di Renzi che lo accusava di volersi reincarnare nel governo Gentiloni fosse vera, ora abbiamo la conferma di come sia trasmutato il tradito Denis Verdini.

Proprio in questa mattinata, pare che Massimo Colomban si sia detto non disponibile ad accettare l'incarico. Piiù che un atto politico, ciò dovrebbe essere considerato alla stregua di una sirena d'allarme.

I lanzichenecchi

Sono giorni concitati. Lo dimostrano gli epiteti del vicepresidente della Camera dei Deputati Roberto Giachetti, già candidato sindaco per Roma, il quale durante l'assemblea del Partito Democratico nella giornata di ieri, ha apostrofato speranza dandogli della faccia di bronzo, reo ai suoi occhi di non aver votato il Mattarellum quando era capogruppo alla Camera.

Ma questo è solo l'ennesimo singulto di una politica fallimentare di una città sempre meno eterna. Dopo la cacciata di Marino e l' "autodafé" elettorale con cui sono stati scelti i candidati alla scalata al Campidoglio, appariva già chiaro quanto difficile fosse il compito di ripulire la città capitolina dal ciarpame di Mafia Capitale e dai business delle cosiddette cooperative rosse, gestite per vie traverse da elementi legati alla mafia e alla vecchia eversione nera dei NAR e della banda della Magliana.

Virginia Raggi si è trovata a fronteggiare una situazione complessa, putrida, e lo ha fatto nel peggiore dei modi possibili. Grillo ora minaccia di privarla del simbolo dei pentastellati e lei replica affermando causticamente di poter andare avanti da sola. Andare dove? E' la domanda che molti si pongono, e a cui nessuno può rispondere. Proprio in un momento in cui il labirinto delle leggi elettorali, incastrate nella perfezione del bicamerale, sembrava favorire l'avvento istituzionale dei Cinque Stelle, il movimento rischia la capitolazione in Campidoglio.

Ciò che appare chiaro è che la carriera politica di Virginia Raggi, checché se ne dica, è avviata ormai verso un incontrovertibile tramonto, una stella in procinto di diventare nana bianca, un corpo celeste opaco e privo di luce.

Ma cosa accadrà dopo? Se già nel dopo Marino si faticava a trovare un candidato che accettasse tacitamente di votarsi al martirio, la prossima partita potrebbe addirittura essere vissuta nella mancanza dei contendenti.

Un pessimo segnale per tutti. Proprio in questi mesi di bilanci e finanziarie da presentare a Bruxelles, l'Italia seguita a violentare l'immagine della propria nazione nel mondo, facendo di Roma una sorta di improbabile discendente della peggiore delle babilonie. E, in tutto questo allarmante trambusto, si sente ancora il sottofondo di coloro che reclamavano le olimpiadi.

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