"Io sono favorevole a riaprire il dibattito, senza dare un giudizio che è ancora complesso" ha dichiarato il sindaco di Milano lo scorso 19 gennaio, nel giorno in cui 17 anni fa moriva Bettino Craxi ad Hammamet in Tunisia, da esule per alcuni, da latitante per la giustizia italiana. Mentre il Ministro degli Esteri Alfano, a Tunisi per impegni istituzionali, ha deciso di rendere omaggio alla sua tomba orientata verso l'Italia.

Una figura che continua a dividere

Non è la prima volta che Milano si interroga sulla possibilità di dedicare un luogo pubblico all'ex segretario del PSI e presidente del consiglio, che nel bene e nel male ha segnato un'epoca prima di essere travolto da Tangentopoli.

Già nel 2009 Letizia Moratti e nel 2012 una petizione di Forza Italia avevano promosso senza successo la stessa iniziativa, suscitando molte critiche.

Fanno eco alle parole di Sala addirittura quelle del Ministro della Giustizia Orlando. "Fu una figura importante e controversa della sinistra che commise errori ma fu portatrice di grandi innovazioni". Un riconoscimento rivolto ad un politico condannato in via definitiva a più di dieci anni di carcere, mai scontati, per corruzione e finanziamento illecito ai partiti nell'ambito dell'inchiesta Mani pulite.

Corrotto o modernizzatore?

Craxi è stato il simbolo della corruzione della prima repubblica e in parte anche il suo capro espiatorio. Tuttavia non fu soltanto questo.

Si fece portavoce di una sinistra che rinunciava all'ideologia per interpretare la modernizzazione del paese, attirandosi l'interesse di molti intellettuali. Fu attento a sfruttare i nuovi media e plasmò il PSI sul suo carisma personale, come oggi è norma.

Affermò la necessità di riforme costituzionali e di governabilità, parole d'ordine poi assunte tanto a destra quanto a sinistra.

E' stato a suo modo rappresentante di una tradizione di socialismo riformista che in Italia risaliva all'Ottocento. Inoltre dopo la sua caduta la corruzione non è finita anzi si è diffusa, sempre più orientata al soddisfacimento di interessi personali prima che di partito.

Damnatio memoriae

L'idea di dedicare una via a un condannato ha un valore pedagogico pericoloso.

Al tempo stesso però relegare all'oblio Craxi non ci assolverà da ogni male e sarebbe ipocrita. Non è giusto dimenticare le condanne come non è giusto dimenticare il resto. Che ci piaccia o no il “craxismo” e quella stagione politica fanno parte di noi, ignorarlo contribuisce solo a non affrontare le nostre responsabilità e a costruire una memoria nazionale divisa.