Com'è noto a tutti, oggi sentiamo costantemente la presenza pervasiva e talvolta anche invasiva dei media nelle nostre vite e questi occupano una grande fetta della nostra modalità di agire e sentire, ovvero sia delle modalità in cui produciamo contenuti, sia delle modalità in cui fruiamo di tali contenuti. Se un tempo la creatività era considerata una facoltà propria dell'agire artistico, oggi, alla luce dell'attuale sviluppo dei media digitali, tale concezione è cambiata radicalmente: si può essere creativi semplicemente avendo a disposizione un pc che naturale facilità d'uso permette un approccio sempre più favorevole nei confronti di qualsiasi atto creativo.

Cosa significa essere creativi oggi? Su cosa si fonda l'idea di creatività che sta alla base della cultura dei media digitali?

Per rispondere a queste domande ci vengono in aiuto due concetti chiave: quello di remix e quello di intertestualità. Entrambe, due modalità di creazione che hanno come presupposto il concetto di “riuso”. Riuso di materiali, di immagini, di fonti e di testi, i quali posti in una sorta di archivio gigante, vengono estrapolati e ricontestualizzati in base alle proprie esigenze. Il remix infatti è una strategia che si configura attraverso il riuso di materiali e di contenuti; esso è il prodotto di qualcosa che esiste già. Allo stesso modo, l'intertestualità è la modalità stessa con la quale si crea un testo a partire da testi precedenti, in quanto non esistono testi che non siano intrisi di altri testi.

Questa analogia tra due concetti apparentemente distanti, si basa sull'idea che nulla viene creato ex novo, cioè che non esiste un'originalità pura in nessun atto creativo. Da ciò ne consegue che il prodotto di un remix è un'opera creativa che nasce dall'esigenza di mescolare fonti, che da sempre è comune alla storia dell'umanità. Quindi, un'esigenza che da sempre è stata propria del genere umano, con l'avvento dei media digitali, si è tradotta in effettiva applicazione pratica. Da sempre infatti gli individui hanno sentito il bisogno di esprimersi creativamente a partire da contenuti che esistono già.

Tali pratiche sociali, non sono esclusive della cultura digitale, anzi esse sono sempre esistite almeno come esigenze dell'essere umano, dal momento che l'imitazione è stata spesso considerata come il presupposto del progresso.

Tuttavia è vero e bisogna riconoscere che è grazie alla cultura dei media digitali che queste si sono “standardizzate” quasi fino a divenire le uniche modalità di creazione possibile.

Per tornare alla domanda di partenza, ovvero su cosa si fonda l'idea di creatività che sta alla base della cultura dei media digitali; risulta evidente che le caratteristiche dei media digitali, per loro stessa natura e struttura, offrono una marcia in più a favore della creatività, e ciò ha come risultati sia prodotti di remix, e quindi di riuso, sia prodotti di valore pubblico e civico. Inoltre, i media digitali permettono un'importante inclusione degli amatori tra i professionisti. Entrambi i fattori sono la naturale conseguenza del ruolo sempre più attivo dell'utente.

Se è vero che quando si parla di media, si tratta di un campo in continua evoluzione, è pur vero che le pratiche sociali e culturali venutesi a creare continueranno ad esistere, perché esse esistevano ancor prima dell'avvento del digitale. L'unica cosa che le differenzierà sarà il loro adattarsi all'evoluzione tecnologica. Immaginando dunque un possibile scenario futuro, si potrebbe ipotizzare che sia il remix sarà l'unica modalità di creazione possibile, e supportata dall'evoluzione tecnologica, sarà sempre più facilitata e incoraggiata. In un economia della condivisione, in cui le competenze e le conoscenze sono messe a disposizione di tutti sul web, si potrebbe pensare alle forme di riuso come il paradigma sociale della creatività digitale.