Dopo 16 anni dalle violenze perpetuate dalle forze dell'ordine nella caserma di Bolzaneto e nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001, sei delle 65 vittime hanno accettato il patteggiamento dello Stato italiano. In questo accordo transattivo , lo Stato ammette che le violenze hanno avuto luogo e sono state commesse da uomini in divisa. L' Italia si impegna pertanto ha dotarsi di una legge sulla tortura e ad avviare corsi di formazione per le forze dell'ordine, atti ad evitare il ripetersi di tali violenze. Le sei vittime, che hanno accettato il risarcimento di 45 mila euro per le torture fisiche e psicologiche subite, hanno permesso l' ammissione di colpevolezza da parte dello Stato italiano, dopo che per tanti anni esso si era dichiarato estraneo ad episodi di violenza di qualsiasi genere.

Manca ancora una legge contro la tortura

Il riconoscimento di colpa da parte dell' Italia è un primo risultato, ma la "macelleria messicana " commessa a Genova è ormai una verità storica, confermata dalle sentenze di colpevolezza della Corte europea dei diritti nei confronti del nostro Paese. Sono trascorsi due anni da quando l' Europa ha imposto all' Italia di approvare una legge sulla tortura e di dotare le divise delle forze dell'ordine di un codice identificativo, necessario per il riconoscimento degli agenti. Da allora nulla è stato fatto in proposito. L' unica legge discussa in Parlamento, già archiviata, parlava dell' introduzione di un generico reato di tortura rivolto a chiunque, senza alcuna specifica aggravante per i reati simili commessi da uomini in divisa nell' atto della loro funziona di rappresentanza dello Stato.

Inoltre in tale legge erano presenti termini di prescrizione, mentre la convenzione internazionale aveva chiarito come il reato di tortura non debba cadere in prescrizione. Nel caso delle violenze al G8 di Genova molti pubblici ufficiali, anche di rango elevato, hanno evitato la condanna definitiva grazie proprio alla prescrizione.

Negli anni si è parlato più volte dei codici identificativi sulle divise, così come avviene negli altri Paesi europei, senza però arrivare ad una vera e propria legge. Pochi giorni fa il ministro Minniti ha proposto di istituire dei codici di riconoscimento di reparto anziché individuali. Alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto è noto quali reparti fossero coinvolti anche senza codici sulle divise, ma i magistrati non hanno potuto procedere a condanna per l' impossibilità di risalire alle responsabilità individuali dei singoli agenti.

Se non verranno colmate presto queste lacune dello Stato italiano, questo accordo transattivo cadrà nel vuoto come la condanna, nei confronti del nostro Paese, della Corte europea dei diritti emessa due anni fa e presto dimenticata.

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