Con la drammatica storia di Charlie si sta diffondendo l'idea che gli esseri umani con bassa qualità di vita abbiano una dignità inferiore agli altri e che sia irragionevole sprecare per essi preziose risorse che potrebbero essere destinate ad altri.

Il calvario di Charlie

Chris Gard e Connie Yates, i genitori del piccolo, avevano notato delle anomalie in Charlie dopo 8 settimane dalla nascita. I medici del Great Ormond Street Hospital di Londra hanno diagnosticato una malattia genetica: sindrome di deperimento mitocondriale che provoca il progressivo indebolimento dei muscoli.

Si tratta di una malattia rarissima - si contano solo 16 casi in tutto il mondo - che causa gravi alterazioni metaboliche e insufficienza respiratoria, dunque Charlie sopravvive solo grazie all'ausilio dei macchinari. I medici britannici vogliono sospendere i supporti vitali, staccando la spina ed evitare che il piccolo soffra ulteriormente.

L'opposizione dei medici al trasferimento

Questa notizia ha allarmato tutti quelli che sostengono i genitori, i quali, grazie ai donatori di buon cuore, hanno raccolto la somma di 1.200.000 sterline. Con questi soldi, vorrebbero portare il figlio negli ospedali degli USA con la speranza di trovare un medico che sia disposto a trovare una cura. Purtroppo i medici britannici si oppongono al trasferimento di Charlie e a praticare dei trattamenti chirurgici di qualsiasi tipo.

La paradossale motivazione sarebbe quella di garantirgli una "morte dignitosa".

DIvieto alla terapia sperimentale

Chris e Connie non si sono persi d'animo e si sono rivolti alla Corte europea dei diritti umani, ma anche questa sostiene che Charlie debba morire, poiché non c'è speranza per il suo caso. Oltre alla medicina, anche la legge si è imposta violentemente sulla volontà dei genitori.

Desta la perplessità il divieto fatto di ricorrere a una terapia sperimentale che poteva rappresentare una possibilità per rallentare il progredire della malattia. Ai genitori è stato anche negato di farlo morire in casa, circondato dall'affetto dei suoi cari. Perché si è così insensibili e "disumani" contro un bambino che sta combattendo una battaglia difficile?

Il piccolo e la famiglia sono sostenuti da un mondo incredulo e sbigottito dinnanzi a una crudele sentenza emessa dagli alti vertici della legge e della medicina.

L'intervento del Papa

Sia i medici che il tribunale avevano stabilito di staccare la spina il 30 giugno, ma per fortuna qualcuno ha risposto alla richiesta dei genitori. Si tratta di Papa Francesco, grazie al quale l'ospedale Bambino Gesù di Roma ha deciso di farsi carico del piccolo Charlie per assisterlo e lasciare che la sua morte avvenga nel modo più naturale possibile se non si troverà una cura. Finché c'è vita, c'è speranza e Charlie non deve smettere di combattere!