L’attentato terroristico di ieri che ha fatto piombare nuovamente l’intero vecchio continente nello sconforto ha causato 14 morti e più di 100 feriti nella cittadina catalana di Barcellona. Le modalità con le quali il vile atto è stato perpetrato sono simili a quelle che, oramai, da più di un anno stanno sconvolgendo l’intero continente, ovvero l’utilizzo di mezzi mobili spinti ad alta velocità contro le folle.

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Ricordiamo, infatti, di simili attacchi a Nizza il 14.07.2016 ad oggi il più sanguinoso di tutti, a Berlino durante il periodo dei mercatini di Natale e nel Regno Unito più precisamente a Londra.

Questa volta una lunga scia di sangue è stata invece tracciata da un Van, lanciato all’impazzata sulla folla presumibilmente da un giovanissimo, nella cittadina più importante di Spagna in un pomeriggio afoso d’agosto, all’ombra dei platani che ombreggiano Las Ramblas barcellonese.

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I presunti autori

A poche ore dall’attacco terroristico nella cittadina catalana, è stata resa nota dalle autorità spagnole l’identità dell’uomo che avrebbe noleggiato il furgone. Driss oukabir, 28enne di origine marocchine, ma residente a Ripoll lungo il confine con la Francia. Lo stesso si sarebbe poi recato presso il commissariato della cittadina del nord della Catalogna affermando di essere estraneo all’attentato e di essere stato vittima del furto dei propri documenti.

Secondo quanto riportato dalla stampa spagnola, l’attenzione della polizia si sarebbe concentrata, poi, sulla figura del fratello di Driss, Moussa Oukabir ancora minorenne, di anni 17.

I due fratelli originari del Marocco, avrebbero vissuto però a cavallo tra la Francia e la Spagna. Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo “La Vanguardia” il primo dei fratelli, Driss Oukabir, avrebbe cittadinanza francese.

Mentre il secondo, Moussa avrebbe solo 17 anni e non 18, come affermato dai quotidiani di tutto il mondo fino a ieri. Sempre secondo quanto riportato dai mass media internazionali Moussa Oukabir sarebbe rientrato da poco in Catalogna dopo un viaggio in Marocco.

Spulciando sui profili facebook dei due fratelli (quello del primo è stato oscurato a causa delle minacce pervenute dopo la rivelazione iniziale della sua identità) si comprende quanto i due fossero oramai completamenti integrati nel tessuto europeo, in special modo il maggiore dei due fratelli.

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Tuttavia non sono passate inosservate le abitudini “social” del presunto attentatore. Infatti sono stati rinvenuti sul suo profilo numerosi video a carattere violento, incitamenti all’odio nei confronti degli “infedeli”, risalenti a circa due anni fa. Un profilo, che alla luce della sempre più comune pratica della radicalizzazione online, avrebbe dovuto sicuramente essere trattato con più attenzione, sebbene la giovane età.

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Le reazioni

L'Europa è ripiombata nuovamente nel terrore dalle 17 di ieri. Tematiche come integrazione, accoglienza, islam riempiono nuovamente le prime pagine dei quotidiani e le bacheche dell’intero globo, dai politici nostrani a quelli d’oltralpe e a quelli d’oltre oceano. Il timore che la vita degli occidentali possa modificarsi a seguito di tali vili atti diventa argomento di numerosi talk show e di dirette televisive. Ci si chiede quanto queste cellule impazzite, affascinate da veri e propri militanti di organizzazioni paramilitari e terroristiche, possano nuovamente attaccare, ma soprattutto dove. E l’Italia, che ad oggi sembra fortunatamente scampata a simili attacchi, con l’attentato di Barcellona, ai danni dei cugini spagnoli - sicuramente più vicini per cultura, economia e modello integrazione dei migranti - avverte sempre di più il pericolo.

Se per qualcuno l’arrivo dei migranti può essere un motivo dell’aumento del rischio di poter subire attentati, o di veder incrementare la radicalizzazione islamica, per altri, invece, si dovrebbe guardare al recente passato ed in particolare a chi come i fratelli Oukabir, si è stanziato da tempo nel territorio europeo. Ad oggi le “cellule terroristiche” di stampo islamista che hanno colpito il nostro continente non sono mai state riconducibili a recentissimi flussi migratori, ma sempre figli delle ondate che hanno interessato in particolare il centro Europa nel secolo scorso e nei primi anni del XXI secolo.

Quello che viene fuori dal profilo tracciato del presunto attentatore diciassettenne, è una figura labile, piena di rabbia e di parole al vento – come del resto si comportano tanti adolescenti sui social network. La violenza e la frustrazione del giovane avrebbero potuto, dunque, trovare terreno fertile nella macchina d’odio messa in atto dall’ISIS e dai suoi militanti. La figura di Moussa sarebbe, dunque, una delle tante che vengono manipolate online, in primis, dai militanti dell’Isis. Giovani che hanno fatto della prevaricazione sociale violenta e del rancore i loro sentimenti prioritari.

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