La prigionia è un male, può manifestarsi fisicamente ma anche mentalmente; può essere sconfitta ma può anche accompagnarti per sempre.

Il concept del settimo album in studio di Caparezza ha un'importanza fondamentale per comprendere appieno il prodotto in tutte le sue sfumature e i suoi simbolismi. Niente di troppo complicato, sia chiaro. Partendo dal titolo, Prisoner 709. Prisoner perché la prigionia è quella dell'acufene, ma non l'unica, anche se tutte le altre si andranno poi a collegare alla principale; 709 perché 7 sono le lettere del nome Michele, 9 quelle di Caparezza, 0 è il cerchio che si chiude.

Simbolismo che tra l'altro si ripete anche per i titoli di tutti i brani dell'album. Come già detto, nulla di troppo complicato, o almeno inizialmente. Perché arrivati alla metà e alla fine del concept, sono presenti le trovate più interessanti.

La Tracklist

  • Prosopagnosia (Il reato - Michele o Caparezza) (feat. John de Leo)
  • Prisoner 709 (La pena - Compact o Streaming)
  • La Caduta di Atlante (Il peso - Sopruso o giustizia)
  • Forever Jung (Lo psicologo - Guarire o ammalarsi) (feat. DMC)
  • Confusianesimo (Il conforto - Ragione o religione)
  • Il testo che avrei voluto scrivere (La lettera - Romanzo o biografia)
  • Una chiave (Il colloquio - Aprirsi o chiudersi)
  • Ti fa stare bene (L'ora d'aria - Frivolo o impegnato)
  • Migliora la tua memoria con un click (Il flashback - Ricorda o dimentica) (feat Max Gazzè)
  • Larsen (La tortura - Perdono o punizione)
  • Sogno di potere (La rivolta - Servire o comandare)
  • L'uomo che premette (La guardia - Innocuo o criminale)
  • Minimoog (L'infermeria - Graffio o cicatrice) (feat. John de Leo)
  • L'infinito (La finestra - Persone o programmi)
  • Autoipnotica (L'evasione - Fuggire o ritornare)
  • Prosopagno sia! (La latitanza - Libertà o prigionia)

L'album vanta una lista lunghissima di musicisti ed il missaggio è stato curato da Chris Lord-Alge (ha lavorato con James Brown, Tina Turner, The Rolling Stones, Bruce Springsteen e moltissimi altri).

A pochi settimane dall'uscita è già stato certificato disco d'oro e potrebbe confermare gli ottimi risultati del precedente Museica, con ben tre dischi di platino all'attivo; è stato primo nella classifica FIMI degli album più venduti.

"Io sono il disco, non chi lo canta"

Il progetto è stato anticipato dall'omonimo brano e da un singolo davvero bellissimo, "Ti Fa Stare Bene".

"Superare il concetto stesso di superamento mi fa stare bene"

"Prosopagnosia" è l'apertura del concept.

John De Leo è la voce al ritornello e il titolo del brano fa riferimento al deficit del sistema nervoso che non permette a chi ne è affetto di riconoscere i volti delle persone. L'ambivalenza iniziale è quindi quella tra Caparezza e Michele Salvemini, diverse facce della stessa medaglia. Inizio perfetto per conferire all'ascoltatore le atmosfere dell'album e basta una frase in particolare per accontentare i più attenti al testo: "Vita breve, tipo di Adele senza le scene lesbo".

La morte della giustizia nel mondo terreno è l'argomento trattato in "La Caduta di Atlante", brano carino.

Non indimenticabile è "Forever Jung" che però merita una menzione per due aspetti importanti. Il primo è l'esperimento carcerario di Stanford, il secondo è il feat di DMC, storico rapper statunitense militante nei Run DMC. La prova di Capa è più convincente di quella di DMC, con una sentenza di alto livello: "Tra erotomani come solo tinder sa, finte star".

Le produzioni dei primi quattro brani hanno il difetto di non fissarsi nella mente, non hanno quel tocco in più che fa la differenza.

"Confusianesimo" è un bel pezzo, uno dei migliori dell'album.

"È un bisogno spirituale da colmare. Da colmare, colmare. Si confonde come un poco d'acqua in mare". La religione non è qualificabile, quindi la sua mancanza non è quantificabile.

"Perciò dovrò continuare a scrivere. Perchè di certo riesco. Prima o poi". Ed effettivamente "Il Testo che Avrei Voluto Scrivere" non è una delle canzoni più riuscite del Capa, però stracciando fogli su fogli, la fortuna di qualcuno la starà facendo: "Sono il vanto per i cartolai".

L'artista nuovo, e viceversa, si confronta con quello passato in "Una chiave". Musicalmente non è il massimo, ma ha il sapore di una sudata rivincita ed è difficile non farsi trascinare dal ritornello: "No, non è vero.

Che non sei capace. Che non c'è una chiave".

Il Caparezza che apprezzo di più e quello sincero e graffiante; come già detto, "Ti fa stare bene" è un singolo perfetto, perché racchiude diversi punti cardine dell'artista. Arrivati all'ottavo brano dell'album c'è la prima svolta significativa. Questo brano, nella sua semplicità, può far vacillare qualsiasi certezza che crediamo di possedere. Tutto è relativo. Anche il mio giudizio su questo album. L'importante è avere la propria personale fonte di piacere.

Il ritornello di "Migliora la tua Memoria con un Click", cantato da Max Gazzè, funziona molto bene, come quasi tutti i ritornelli dell'album, orecchiabili ma mai banali.

Nel brano è presente una presa di posizione da parte di Caparezza molto forte. Il dolore non serve ad apprezzare la vita, ma è reale e come tale va accettato.

L'ammissione del dolore è ancora più percepibile nel brano "Larsen" (impersonificazione dell'acufene, disturbo di cui Caparezza soffre dal 2015), estremamente intimista. Tre parti in particolare manifestano benissimo il tormento: "Non potevo ascoltare la musica come l'ascoltavo prima", "So come ama Larsen e so com'è ammalarsene. So che significa stare in un cinema con la voglia di andarsene", "Hai voluto il rock? Ora tienilo. Fino alla fine".

L'unico palliativo ancora una volta sembra essere il rock, la distrazione costante ricavata dal rumore musicale.

Non eccezionale "Sogno di Potere", è il brano più rap dell'album; ma qualche punch line divertente c'è: "Perchè io sono come un ladro a Brico: frega una se*a!".

"L'Uomo che Premette" è invece bellissima. Vero rock, un basso molto bello e giochi di parole altrettanto ottimi.

"Minimoog" è un intermezzo funzionale, "L'infinito" non mi fa impazzire musicalmente parlando, ma è "robotico" quanto serve.

L'impressione è che il concept nella sua completezza sia molto interessante; ma i brani dell'album, presi singolarmente, non sono tutti di eccelso valore.

"Ho cosi tante influenze che mi ammalerei se tentassi il ritorno in me". "Autoipnotica" è forse il punto più alto del prodotto. Descrive alla perfezione il mood di tutto l'album.

L'ultima canzone, "Prosopagno Sia!", come tutti gli Outro di Concept che si rispettino, si ricollega al primo brano e chiude il cerchio.

È proprio all'epilogo dell'album che è presente un elemento importante che arricchisce il significato del concept. Tramite il metodo SSTV è possibile ricavare un immagine dalle frequenze trasmesse, recante il seguente testo: "Eccomi su di un letto. Forse sarà l'età ma non mi riconosco più.

Vuoti di memoria, stretta al collo, calo d'autostima. Chi l'avrebbe mai detto? Scriverò un testo, mi farà stare bene. No, non è vero, mi viene già da vomitare. Sogno di poter andare via, non posso più tornare indietro. 709 Forever". Ogni proposizione di questo testo, è collegato ad un titolo dell'album e descrive dettagliatamente l'infinita prigionia dell'artista

Questa è la vera differenza di quest'ultimo album con tutti gli altri di Caparezza. Musicalmente è inferiore a qualche lavoro precedente come "Le Dimensioni del mio Caos", "Il Sogno Eretico" e forse anche "Museica", ma stavolta nasce tutto da una sofferenza più profonda e personale.

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