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Mercoledì 27 dicembre 2017, presso Villa Niscemi, a Palermo, a partire dalle 16:30, verrà presentato il libro "Arte e psicologia contro la violenza sulle donne", scritto da Valentina Gueci, critico d'arte e operatore antiviolenza, e Claudia Corbari, psicologa e psicoterapeuta in formazione.

Abbiamo intervistato Valentina e Claudia in merito alla collaborazione e al lavoro che questo libro ha richiesto, mettendo in luce le loro professionalità, ma soprattutto, il loro essere donne e operatrici impegnate contro la violenza sulle altre donne.

1)Arte e psicologia: perché questo connubio?

Valentina: Dopo vari studi ed esperienze nel campo artistico, dopo aver più volte riscontrato e dedotto che non si può separare in verità l'arte dalla psicologia, dietro ogni opera c'è sempre il significato psicologico rielaborato dalla mente dell'artista che lo ha prodotto.

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Quindi non si può parlare di arte senza parlare del significato che si può dedurre dall'opera stessa, in quanto opera realizzata e dedotta dalla rielaborazione del vissuto emotivo dell'artista.

Claudia: Da sempre arte e psicologia sono strettamente connesse e questo perché la psicologia ci permette di comprendere il mondo interiore della persona che abbiamo di fronte e quello dell'arte di approcciarci in modo diretto ai suoi stati emotivi. L'arte diventa, in tal modo, un linguaggio differente rispetto a quello strettamente psicologico, linguaggio che può essere utilizzato anche in contesti terapeutici e che permette entrare in contatto con la persona attraverso le immagini, I colori, le tele o le fotografie e, quindi le emozioni.

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2) In che modo l'arte può rivelarsi terapeutica in un caso di violenza?

V: L'arte è terapeutica nel momento in cui serve a far fuori uscire lo stato emotivo negativo o positivo dell'artista che produce l'opera, come diceva il filosofo Aristotele l'arte è catarsi ovvero liberazione dell'animo umano da tutte le imperfezioni. Riacquistando così un equilibrio psichico e, perché no, anche fisico in certi casi.

C: Credo che l'arte possa avere una duplice funzione: per l'artista che produce l'opera che potrà entrare in contatto con i suoi stati emotivi e probabilmente in un momento successivo chiedere un supporto finalizzato all'elaborazione degli stessi e per il fruitore dell'opera, il quale potrà riconoscersi in quelle emozioni ed iniziare a percepirsi come meno solo in vissuti estremamente sconfortanti.

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Anche in questo caso la speranza è che la persona in difficoltà riesca a trovare una condivisione e un sostegno di un professionista.

3) In media, quante donne decidono di manifestare il proprio disagio attraverso l'arte?

V: In base alle esperienze che ho riscontrato, da quando ho iniziato a fare questo progetto, devo dire che molte donne mi seguono e hanno tratto beneficio nell'approcciarsi a questo tipo di dialogo non verbale, spesso più efficace di quello verbale.

C: Le donne che decidono di esprimere il proprio disagio attraverso l'arte sono molte, ma credo che la cosa più rilevante sia saper cogliere questo disagio ed attivare una rete attorno a loro, uno spazio vitale più sano in cui si possa, in tal caso, trasformare anche in parola il vissuto che portano dentro se stesse.

4) Le donne che leggeranno questo libro, che tipo di strumento troveranno?

V: Troveranno uno strumento che le aiuterà a capire intanto, tutte le varie sfaccettature ed I tipi di violenza che esistono, e spesso si troveranno a porsi delle domande che potrebbero aiutarle ad uscire da situazioni spiacevoli che non si rendevano conto di vivere in prima persona.

C: Questo libro permetterà loro di focalizzare l'attenzione sui vari tipi di violenza che esistono e di fare un viaggio che dalla bellezza dell'arte permette di cogliere aspetti negativi e viceversa. Tengo a dire che questo è un libro che può essere utile a tutti, donne e uomini, in quanto strumento di conoscenza che potrà permettere di prendere coscienza dei propri vissuti.

5) Voi, da donne, cosa vi sentite di consigliare alle donne che subiscono violenze e, potenzialmente, leggeranno il libro?

V: Io da donna consiglio ovviamente di stare molto attente e di saper cogliere i primi segnali che ci vengono dati (se negativi), valutare i casi e se è opportuno denunciare e trovare sempre e comunque vie di fuga nella vita e l'arte può essere una di queste.

C: Da donna consiglio di informarsi, conoscere ed imparare a conoscersi in quanto solo in tal modo sarà possibile prendere coscienza di ciò che si sta vivendo ed agire pensando di aver diritto a vivere in condizioni che non siano violente.