Con la recente sentenza del Tribunale di Sorveglianza di Milano, Silvio Berlusconi sembra essere tornato a tutti gli effetti "in campo": ma, con lui, al centro dell'agone politico sono tornati "in campo" pure i processi pendenti, nella fattispecie il 'Ruby-ter', che ha già condotto ad un rinvio a giudizio - a Torino e a Roma - il leader di Forza Italia per corruzione.

Il 'Ruby-ter'

Il Ruby-ter, innanzitutto: che cos'è? Si tratta di un'inchiesta giudiziaria finalizzata ad accertare se, durante quel processo, siano state rilasciate dichiarazioni fasulle in favore di Berlusconi in cambio di 'dazioni' di denaro riconducibili a quest'ultimo - i reati ipotizzati sono, appunto, falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari.

Se, inizialmente, era quello di Milano il tribunale competente per il Ruby-ter, oggi l'inchiesta è, per così dire, 'spacchettata': altre Procure, in altre parole, devono accertare l'eventuale essere/essere stato di elargizioni di denaro ai testimoni del 'Ruby', tra le altre quelle di Torino e di Milano.

Il filone torinese

Torino: il pm Laura Longo ha chiesto il rinvio a giudizio di Berlusconi (l'udienza davanti al gup è fissata per il 1° giugno) per presunte dazioni di denaro in beneficio di Roberta Bonasia, ex infermiera di Nichelino.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, il leader di Forza Italia avrebbe corrotto pecuniariamente la donna in cambio di dichiarazioni false su quanto realmente avvenisse ad Arcore durante le famose 'cene eleganti'. Bonasia, dal canto suo, è accusata dalla Procura di calunnia, falsa testimonianza, corruzione in atti giudiziari, ed è stata rinviata a giudizio all'udienza del 1° giugno. Il primo del mese prossimo il gup deciderà se, appunto, accogliere le richieste di rinvio a giudizio per i presunti imputati, oppure se sollevare il conflitto di competenze con il Tribunale di Milano davanti alla Cassazione - perché, come afferma l'accusa, poiché l'ultimo versamento di 25.000 euro a Bonasia sarebbe avvenuta a Torino, è il tribunale della città ad essere competente sui fatti, e lo stesso tribunale milanese lo avrebbe riconosciuto, inviando le carte processuali all'ex-capitale del regno d'Italia.

Il filone romano

Roma: in quest'altro dei filoni del 'Ruby-ter', il pm Angela Gerardi ha chiesto il rinvio a giudizio di Berlusconi (l'udienza è fissata per il 23 novembre) a causa di ipotetiche dazioni di denaro (la cifra, in totale, sarebbe di 157.000 euro versati negli anni) a beneficio del cantante Mariano Apicella, in cambio, di nuovo, della sua falsa testimonianza, per la quale quest'ultimo è stato a sua volta rinviato a giudizio, in merito ai reali accadimenti ad Arcore - la competenza del tribunale capitolino è tale per il primo versamento della somma sul conto corrente di Apicella, avvenuto appunto, pare, nella Capitale -.

Un'immagine del passato

Ad apprendere dei nuovi rinvii a giudizio di Berlusconi, sembra dipingersi un quadro nella mente: il soggetto mostrato ha i contorni un po' sfumati dal tempo, ma è ancora abbastanza nitido da apparire dipinto con i colori contraddittori dell'assurdo ieri come oggi. Il soggetto è l'Italia del 2012, minacciata da uno spread che presto avrebbe raggiunto i 500 punti base, e che però era dominata dal dibattito sulla vera età di Karima El Mahroug ('Ruby-Rubacuori') al momento del suo presunto rapporto sessuale con il leader di Forza Italia, e sulla sua vera identità - se fosse o meno la nipote di Mubarak -.

Presto, poi, e sempre nella fragilità finanziaria italiana, il 'sex-gate' di Arcore si sarebbe aggravato di altri dettagli, che avrebbero fornito materiale per molto tempo alle discussioni di tenore tragicomico tra cittadini comuni. Tragicomico: il dibattito pubblico italiano era appunto tale, allora, disincarnato com'era dalle autentiche criticità politico-economiche del Paese - a cui solo il successivo governo Monti tentò di porre rimedio -. Il tragicomico è appunto l'assurdo: assurda era quell'Italia, assurda corre il rischio di tornare ad esserlo nel caso di un ruolo politico attivo di Berlusconi in futuro, ad esempio nel prossimo esecutivo.

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