Che cos'è una escape room? È una stanza piena di enigmi da risolvere per potervi uscire. Il gioco interattivo (perché di gioco si tratta) è esploso in tutto il mondo e sta riscuotendo un gran successo, talmente tanto che, a Hollywood, hanno deciso di dedicargli un film.

L'idea di per sé non è neanche sbagliata. A differenza di altri giochi (tipo obbligo o verità, per dirne uno) le escape room si prestano molto alla creazione di un contesto horror/thriller ed è esattamente quello che Adam Robitel ha portato al Cinema dal 14 marzo: un contesto.

La trama di questo lungometraggio è talmente banale che si è scritta da sola nel momento in cui hanno preso la decisione di far partire il progetto: sei personaggi stereotipati (il nerd sfortunato, la ragazza-genio, la soldatessa, il broker senza scrupoli, l'ex tossicodipendente e il simpatico del gruppo) sono invitati a partecipare alla più grande escape room mai esistita, la più complessa, l'imbattuta e con un premio in palio di 10.000 dollari per chi riesce ad uscirne.

Ovviamente si rivelerà essere un'enorme, tortuosa macchina mortale, che uccide chiunque non riesca a risolvere correttamente gli enigmi al suo interno entro il tempo limite.

L'unico sussulto nella trama del film è la presenza di un background che sembra accomunare i protagonisti e che rappresenterà l'unico flebile tentativo di approfondire la personalità dei personaggi.

Punti di forza e punti deboli del film

"Escape Room" non è una brutta pellicola ma, al contempo, non può essere nemmeno definita bella. Adam Robitel ci propone uno di quei film da andare a vedere quando al cinema non c'è niente di meglio e quando si sente il bisogno di trascorrere una serata fuori casa: dunque un "compitino" sufficiente.

La trama non ha guizzi né colpi di scena: pone lo spettatore di fronte a delle domande ovvie alle quali fornisce delle risposte, ma queste sono così banali da dare l'impressione di essere state inserite solo perché era necessario farlo.

I personaggi sono simili a dei "pupazzi" con un ruolo da svolgere, e ciò è talmente evidente da rendere prevedibile chi morirà o chi sarà risolutivo in determinate scene.

Le stanze sono interessanti, ben congegnate e piuttosto creative.

Il ritmo del film è buono. La presenza di numerose trappole, di enigmi complessi e di un tempo limitato si fa sempre sentire, anche grazie al fatto che, spesso, al posto di un classico timer ci sono dei cambiamenti nella stanza che rendono la situazione sempre più grave.

Molta della tensione creata, però, si disperde a causa di un'edulcorazione eccessiva delle scene. In un lavoro di questo tipo, dove la vita dei personaggi è sempre a rischio, la scena risulta sempre molto "pulita". Il lungometraggio sembra puntare molto sugli spettatori Under 18 e, infatti, per evitare un rating 18+ è stata cancellata ogni traccia di violenza diretta. I risvolti più cruenti, di conseguenza, vengono sempre suggeriti, e le morti o avvengono al di fuori della scena o risultano prive di sangue. Chiariamo subito che non c'è alcuna censura, soprattutto perché è tutto studiato per fare in modo che sullo schermo non ci sia bisogno di mostrare la violenza. Questa scelta ha fatto perdere gran parte del carisma che caratterizza questo genere di pellicole (e su cui vivono).

Basti immaginare ad un "Saw" pulito per avere l'idea delle sensazioni che trasmette questo film.

In definitiva, se ci si vuole spaventare, emozionare, o dar voce al piccolo lato sadico che alberga in ognuno di noi, se si vuole seguire una trama interessante, o se si decide di andare al cinema per dare una risposta alla domanda "perché nel film succede quel che succede?", questo lungometraggio non è adatto. L'unico modo per approcciarsi a "Escape Room" è quello di entrare in sala "spegnendo il cervello", limitandosi ad assistere a sei personaggi che vengono costretti a vedersela con strani enigmi all'interno di misteriose stanze.