È notizia di queste ore il passaggio di Stephan El Shaarawy dalla Roma ai cinesi dello Shanghai Shenhua, un'operazione che porterà 16 milioni di euro (più eventuali 2 di bonus) nelle casse della società capitolina, ma soprattutto la sontuosa cifra di 40 milioni nel conto in banca dell'attaccante italiano.

In contemporanea con l'ufficialità del trasferimento sono iniziate a piovere critiche molto forti sul giocatore, accusato di pensare più ai soldi che alla carriera, visto che il 26enne savonese si sta trasferendo in un campionato di scarso valore tecnico. Ma hanno davvero senso queste critiche? Probabilmente no.

Un affare che alla Roma non dispiace

L'operazione di mercato sulla quale le indiscrezioni avevano iniziato a circolare già nelle scorse settimane, certamente non dispiace alla Roma: la società giallorossa, in questo modo, sacrificando un giocatore sicuramente importante ma comunque non fondamentale, ha potuto acquisire nuove risorse economiche da investire in altre operazioni di calciomercato.

Uno stipendio da favola

Lo stipendio che El Shaarawy ha percepito nell'ultimo anno alla Roma è stato pari a 2 milioni di euro.

Si tratta di una cifra decisamente lontana dagli ingaggi garantiti in Europa ai top-player, categoria alla quale l'attaccante savonese non appartiene, nonostante le grandi aspettative che lo circondavano agli esordi. Lo Shanghai Shenhua, quindi, non gli ha offerto un "semplice" aumento di stipendio, ma la concreta possibilità di mettersi in tasca una cifra enorme in un tempo relativamente breve: 40 milioni di euro in 3 anni sono uno degli ingaggi più alti a livello mondiale per un calciatore.

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Volendo giocare un po' con i numeri, questo significa che, nelle prossime tre stagioni in Cina, El Shaarawy percepirà oltre 36.000 euro al giorno o più di 1.500 euro all'ora, anche quando starà dormendo. Un trattamento economico di questo tipo non è qualcosa alla quale si può dire di no così facilmente. L'ormai ex attaccante della Roma più che comprensibilmente non lo ha fatto.

Non un addio ma un arrivederci

È comunque giusto che un giocatore faccia anche considerazioni dal punto di vista tecnico e non solo economico quando deve decidere se accettare un nuovo ingaggio.

In questo caso, trasferirsi in Cina non significa certo una "morte sportiva" per El Shaarawy, che alla scadenza del contratto con la squadra cinese avrà 29 anni e sarà ancora nel pieno della sua maturità agonistica.

Sicuramente non potrà più ambire a collocazioni di primissimo livello, ma non dovrebbe comunque avere problemi a far ripartire a buon livello la propria carriera. In questo senso, esistono diversi esempi di calciatori rientrati dalla Cina capaci di essere nuovamente protagonisti in Europa: basti pensare al belga Axel Witsel che, dopo un anno e mezzo al Tianjin Tianhai, oggi è diventato una colonna del Borussia Dortmund, o anche a Gervinho, attaccante ivoriano che dopo due stagioni all'Hebei CFFC ha vissuto al Parma una delle sue migliori annate dal punto di vista realizzativo.

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