Durante la giornata mondiale contro la violenza sulle donne a Istanbul la polizia ha lanciato gas lacrimogeni e urticanti e proiettili di gomma contro i manifestanti al corteo. La manifestazione procedeva in maniera pacifica nel quartiere Taksim a Istanbul nella giornata di lunedì 25 novembre.

All’interno del corteo sfilavano donne attiviste o semplici cittadine. Le manifestanti chiedevano in primis maggiori diritti e sicurezza. Il bilancio delle vittime di femminicidi commessi nei primi mesi del 2019 in Turchia è arrivato a 347, un numero elevato che ha spinto molte donne a scendere in piazza per chiedere di porre fine a un clima di violenza.

La maggior parte di queste morti è avvenuta per mano di un uomo, spesso processato dalla giustizia con pene troppo poco lievi.

L'intolleranza del governo turco davanti alle richieste del popolo

La giornata mondiale contro la violenza sulle donne è il simbolo della via alternativa contro il potere prevaricatore maschile. Quando viene osteggiato il diritto di chiedere un altro mondo possibile, un mondo dove esistano maggiori diritti di uguaglianza per le donne, e queste ultime sono costrette a battere ritirata perché colpite da proiettili di gomma e gas lacrimogeni, a uscirne sconfitte non sono solo loro.

Tra slogan e canti intonati dalle donne per protestare un clima di disuguaglianza e ingiustizia la polizia ha reagito ferendo e fermando diverse persone presenti al corteo. Un fotografo dell’agenzia AFP testimonia di aver visto la polizia, in assetto anti sommossa, sparare proiettili di gomma e gas lacrimogeni alla folla, diretta verso l’aria commerciale della capitale a Istiklal Avenue.

La volontà del governo turco di voler silenziare ogni forma di dissenso e di critica è visibile nel report che è stato pubblicato recentemente dall’organizzazione “Reporters without borders” che colloca la Turchia al 157esimo posto su 180 paesi per libertà di stampa.

Le donne turche scese in piazza chiedevano al governo di chiudere l’era nella quale i casi di femminicidio non hanno un equo e giusto trattamento e più in generale anche un cambio di mentalità all’interno della società, rimasta ancorata a pregiudizi di genere anacronistici. La forza delle donne sta proprio nel fatto prima di tutto nel riconoscerli e poi nel combatterli, un lavoro che richiede costante e quotidiano sforzo.

Diversi paesi del Medio Oriente in questi mesi sono segnati da manifestazioni popolari, decise a protestare contro i governi per un futuro migliore. In Iraq a Piazza Tahrir migliaia di persone si sono accampate per giorni nell’attesa di un cambiamento concreto.

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