Dopo Juventus-Napoli il calcio italiano è nel caos. La mancata disputa del match tra bianconeri e partenopei, con milioni di utenti e sportivi collegati da centinaia di Paesi che non hanno potuto assistere alla partita clou del campionato italiano di calcio, rappresenta un caso inedito che ha aperto un nuovo fronte nel già tortuoso percorso del football al tempo della Covid-19.

Dopo innumerevoli riunioni e il via libera al protocollo tra i club di football e la Lega Calcio, il caso nuovo è esploso con il divieto per la squadra del Napoli di partire per la trasferta di Torino, viste le decisioni urgenti e indifferibili delle Asl territorialmente competenti e della Regione Campania.

Il caso del Napoli, a cui è stato di fatto impedito di giocare per disposizioni delle autorità sanitarie in virtù del serio rischio contagio per la squadra, ha evidenziato il vulnus del protocollo e ha innescato di fatto il conflitto tra autorità istituzionali e sportive, tra norme statali e regionali e la Lega calcio che con i club calcistici si è data delle regole per disputare le partite.

Il giudice sportivo adesso dovrà decidere se far prevalere il principio sancito nel protocollo, un fatto molto improbabile, o se far prevalere la scelta dell'autorità sanitaria che ha imposto l'isolamento per i giocatori partenopei.

Lo scontro è evidente come altrettanto evidente è la gerarchia delle fonti del diritto con la prevalenza delle decisioni delle pubbliche istituzioni che non a caso i Ministri dello Sport e della Salute, Spadafora e Speranza, così come il CTS, il Comitato Tecnico Scientifico, hanno gia rimarcato.

Sulle materie come la pubblica salute e il rischio pandemico le autorità sanitarie, nella fattispecie le Asl, hanno la priorità.

Le scelte future e il rischio di non poter completare il campionato

Adesso il futuro del calcio italiano, come quello del football mondiale, è ulteriormente pieno di interrogativi.

Il protocollo a cui ci si appella per disputare le partite era stato pensato sulla base della necessità di provare in tutti modi a giocare e per questo di fatto i calciatori vengono considerati non come cittadini qualunque ma come soggetti di un'industria miliardaria che non può fermarsi. Da qui il concetto, ad esempio, di "quarantena soft", molto diversa da quella a cui vengono sottoposti i comuni cittadini.

Ma il protocollo come si è visto si è scontrato con il caso Napoli dove le autorità sanitarie, non quelle sportive, sulla base del rischio di focolaio all'interno della squadra, per evitare il caso Genoa bis, hanno imposto l'isolamento ai calciatori biancoazzurri. Alla luce di quanto accaduto e in virtù di ciò che potrà accadere nelle prossime settimane, qualora il contagio dovesse proseguire, il calcio deve decidere non solo cosa fare del match tra Juventus e Napoli, ma se vi sono effettivamente le condizioni per proseguire e in che termini.

Di certo pensare che si possano svolgere i campionati e i tornei come avvenuto finora, senza ad esempio rivedere le formule delle varie competizioni, è un'idea che rischia di non stare più in piedi: basta guardare come sono intasati i calendari e come le squadre di calcio che si spostano di continuo con tutto il loro staff, rappresentano di fatto 'assembramenti' permanenti e fonte di un continuo rischio contagio.

Il problema che si è manifestato con la mancata disputa del match tra bianconeri e partenopei va ben oltre la singola partita e mette in discussione tutto il funzionamento del calcio così come finora visto.

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