In questo inizio d’estate senza più riti collettivi, come le serrate d’agosto, il Festivalbar e la caccia all’affare dei saldi, l’estetica del quiet luxury guarda alle origini del mito estivo, cercando nel passato la bussola del gusto per la stagione, e una delle prime e ovvie reference non può che essere il mito della Costa Azzurra.
L'estetica nata a Saint-Tropez tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta non ha invero mai smesso di rappresentare un punto di riferimento per la moda mare globale, e non solo per una nostalgia di fondo per questo “tempo perduto” ma per la codificazione di un codice stilistico fondato sulla spontaneità, capace di surclassare l'ostentazione visiva contemporanea.
Il mito di Brigitte Bardot e la rivoluzione della disinvoltura
La trasformazione di un piccolo villaggio di pescatori nella capitale mondiale del costume moderno si deve in larga parte alla figura di Brigitte Bardot. Attraverso le pellicole cinematografiche e le frequenti apparizioni pubbliche sul litorale, l'attrice francese ha sdoganato un'idea di femminilità radicalmente nuova, distante dai rigidi canoni dell'alta moda parigina dell'epoca. Piedi nudi, stampe colorate, capelli sciolti dal vento e t-shirt alla marinara hanno ridefinito il concetto stesso di lusso, legandosi a una sensualità naturale e immediata, che ha trasformato capi estremamente semplici in icone globali del design estivo.
Gigi Rizzi e la nascita del "Playboy style" italiano
Non sono mancate le presenze maschili, a chiudere il cerchio dello stile tropesienne, come Gigi Rizzi e "Les Italiens ", il gruppo di amici che ha dominato le cronache mondane del 1968.
Quella specifica declinazione del guardaroba maschile – caratterizzata da camicie di lino bianco lasciate aperte, pantaloni chiari dal taglio sartoriale ma vissuti con totale spensieratezza e mocassini calzati senza calze – ha codificato lo stile del playboy internazionale. Quell'eleganza non derivava dal valore economico dei singoli indumenti, ma dalla capacità di indossare capi formali con un'attitudine rilassata e un'apparente noncuranza, ponendosi come l'esatto opposto del rigore urbano.
L'antitesi dell'ostentazione digitale
Analizzare oggi il mito di Saint-Tropez permette di evidenziare una netta frizione con le dinamiche del marketing della moda contemporanea. L'estetica della Costa Azzurra dell'epoca d'oro si basava sull'assenza totale di loghi visibili e sulla valorizzazione dei materiali: il cotone grezzo, la spugna, il lino e la paglia intrecciata.
L’estetica si assomiglia, ma al contrario del moderno quiet luxury, spesso pianificato a tavolino dagli algoritmi dei brand per intercettare i consumi, lo stile di quel periodo storico nasceva da una reale attitudine alla vita all'aria aperta fotografata nella sua spontaneità, non costruita per performare all'interno di un feed di un social network.
Un'eredità che resiste ai cicli della moda
La persistenza di questo immaginario dimostra che la formula della Costa Azzurra ha superato la prova del tempo: mentre i trend stagionali legati alle scritte macroscopiche e ai materiali sintetici tendono a esaurirsi nello spazio di pochi mesi, le linee pulite e i materiali ispirati alla riviera francese rimangono una certezza.
Dopotutto, l’eleganza di Saint-Tropez non è mai stata una questione di tendenze da vendere, ma di un’attitudine da vivere; un dettaglio che la moda contemporanea, spesso troppo impegnata a rincorrere l’algoritmo, tende a dimenticare.