Matteo Renzi nell’ annunciare le proprie dimissioni, ha ammesso di avere perso. Una cosa inusuale in Italia, dove la classe politica spesse volte non vince ma non ammette di aver perso. Renzi si addossa la sconfitta, da un significato politico al referendum, lo stesso significato che fino a due giorni prima pregava gli italiani di non dare alla consultazione. <<Non è un referendum contro Renzi, non è un referendum contro il governo>>.

Lo stesso significato politico è stato dato dai vassalli renziani al referendum, che si sono affrettati a dire che quel 40% è tutto di Renzi e del PD e che si potrebbe anche andare ad elezioni subito.

Non solo, Luca Lotti ha poi precisato che si riparte dal 40% che il PD aveva nel 2013 e anche nel 2014.

Come stanno le cose?

È vero che il fronte del si ha prevalso con il 40%, ma al SI aderivano anche altre formazioni decisamente minoritarie che comunque indubbiamente avranno avuto il loro piccolo peso. Inoltre bisogna contare anche quelle persone che votavano SI perché vedevano nella riforma un giusto cambiamento e non un espressione del PD. E’ anche vero che le uniche due regioni dove ha prevalso il SI, due dei tre storici feudi rossi d’ Italia: Toscana ed Emilia Romagna, dove è ragionevole pensare a elettori più vicini al partito che alla riforma, questo ha prevalso rispettivamente con il 52,51% e con il 50,39%.

Va tenuto anche presente il dato che c’è stato un incremento di elettorato rispetto alle Europee dove il PD ha prevalso con il 40%. Si è passati quindi dal 57,22% al 65,47% che, se dovessimo tradurlo in voti esclusivamente per il partito di Renzi sarebbe un passaggio da circa 11 milioni e 200 mila a 13 milioni e 400 mila contro un incremento da 16 milioni e 200 mila a 19 milioni e 419 mila per le altre forze politiche.

Bisogna anche considerare che alle ultime amministrative di quest’ anno, il primo partito d’ Italia ha dato qualche segno di cedimento perdendo diverse città sia al Nord che al Sud.

Possiamo dunque capire come affermare che Renzi sia attualmente al 40% sia quanto meno azzardato, tenendo presente che nelle Elezioni politiche incorrono numerose variabili tra cui la legge elettorale ancora da stabilire, una campagna elettorale in divenire, le differenze tra camera e senato dovute anche alla differenze di elettorato, la percentuale di votanti, l’ incognita Movimento 5 Stelle, il ritorno di Berlusconi, le alleanze e il clima politico del momento ma soprattutto il sentimento popolare.